Che cosa vuol dire essere una mamma-madre? Racconta la tua storia…

Il senso di auto-efficacia materna: testimonianza di una mamma 2.0

Tra il clamore suscitato dalla campagna Fertility Day, gli esempi virtuosi delle mamme in carriera del Nord Europa e millemila articoli-post-libri scritti sul tema… mi avventuro a parlare di maternità, sperando di dire poche sciocchezze e qualcosa di buono. E soprattutto di vero.

Non lo farò in teoria o in generale. Ma in pratica, nel particolare, nello specifico… insomma… nel mio caso.

Da pochi mesi sono mamma bis: Giulia passa le serate a giocare con il suo nuovo bambolotto vivente, Edoardo. Mi hanno già attribuito un nuovo nomignolo: mamma 2.0, forse anche per la mia passione digital e social. Che gioia e che fatica, ovvio. Che ansia e che paure, ovvio. Che senso di inadeguatezza infinito, meno scontato.

La chiamano baby blues, una sensazione di malinconia e tristezza che assale le mamme quando iniziano a chiedersi se saranno mai delle brave madri. Eh già, perché la natura ci fa diventare mamme, mentre il prendersi cura dei figli ci fa diventare madri.

Cito una psicologa esperta che scrive: “Della mamma si ha il DNA… della madre si ha l’immagine; della mamma si ha il ‘genotipo psichico‘, della madre il ‘fenotipo psichico’; della mamma si ha la fotografia ‘reale’, della madre si ha l’immagine ‘inventata’; della mamma si ha la somiglianza, della madre si ha la coscienza”.

I familiari: “Ma come fai ad essere triste? Hai visto che gioielli che hai? Dovresti essere felice!”.

Le mamme con i figli più grandi: “No, figurati, i miei erano un tormento, non ho dormito per 4 anni!”. 

Gli amici: “Ah, brava, stai riposando a casa in questi giorni?! Bella vitaaa!”.

Se scollegassi la parte del cervello che gestisce il mio senso civico e il rispetto per l’altro, risponderei: “Sono triste e punto. Io mi sento distrutta dopo una notte di cattivo sonno. Non mi riposo affatto, anzi”.

Sapete perché viene il baby blues?

Beh sì in effetti sono bellissimi (Sei proprio una sciocca ad essere triste… non li meriti). Oddio per 4 anni (Lo vedi che non hai la stoffa? Non sei capace!). Effettivamente il lavoro stanca di più (Incredibile, preferisci lavorare piuttosto che stare a casa a prenderti cura dei bambini).

Ecco, quelli tra parentesi sono i pensieri killer che mi danno un’espressione diafana, mi scompigliano i capelli, mi fanno venire una ruga sulla fronte, qui, proprio al centro degli occhi, e mi fanno avere un’aria da jet lag intercontinentale esteso…

Eppure quando era in corso l’operazione cocomero (come la chiama un mio amico) e Edoardo era nel pancione, io mi sentivo invincibile. Grande! Sono all’ottavo mese e lavoro, faccio riunioni, incontro clienti, viaggio, senza paura! E ora che il cocomero è diventato un bimbo paffutello e dolce… che faccio? Vado in crisi…?!?

E’ una questione di auto-efficacia materna

Quando la convinzione di essere una mamma capace si concretizza e si rafforza… allora si diventa madri. Il punto è che il processo non è istantaneo, non è scontato e non è indolore. Senso di responsabilità. Senso di accudimento. Senso di protezione. Meravigliosi meccanismi psicologi che si inceppano spesso e volentieri, facendo scoprire alla mamma quello che di sé conosceva meno. Sì, perché è nei momenti difficili che capiamo meglio chi siamo e come siamo…

La questione centrale non è la stanchezza, non è l’organizzazione di un tempo tiranno, non è il ritorno al lavoro. Il nodo critico è un altro. La convinzione di essere o non essere mamme-madri capaci. Raggiungere degli obiettivi, fare da sé, senza troppi aiuti, prendersi cura di sé, assecondando anche qualche piccolo vizio o mania.

Bisogna solo concedersi del tempo… E’ necessario concedersi del tempo.

Ecco, questa è la mia testimonianza da mamma 2.0… Lo leggo così: 2 figli. Un punto tra il prima e il dopo, un elemento di discontinuità. Si riparte da zero per una nuova vita. Ed è anche il mio modo per affrontare il tema della maternità nella post-modernità, con una prospettiva psico-sociologica, attraverso il concetto di auto-efficacia materna. Di cui forse si dovrebbe parlare di più. E su cui, oggi, credo di avere qualcosa da dire…

Ha ragione la mia carissima Riccarda Zezza. La maternità è un master...