Ascoltare il non ascolto

Quando le emozioni ci parlano

In questo articolo NON ho intenzione di parlare di ascolto, di sottolinearne il valore o di provare a trasformarlo in una tecnica da agire nella relazione/comunicazione con l’altro.

In questo articolo, voglio invece condividere con voi una serie di riflessioni personali e professionali, sul PERCHÉ, nonostante tutti noi conosciamo bene l’importanza dell’ascolto, ci troviamo nelle nostre vite ad applicarlo poco.

Mi capita spesso, nelle aule di formazione, di confrontarmi con le difficoltà delle persone nell’ascoltare gli altri. E ci sono davvero tanti buoni motivi che  impediscono di farlo! Eccone alcuni: 

1. Bassa intenzionalità o mancanza di interesse – può capitare di ritrovarsi a fare un ascolto di circostanza, che abbassa automaticamente la nostra intenzionalità nel capire fino in fondo quello che l’altro ci sta dicendo. Che cosa finiamo per ascoltare? Solo la nostra voce interna, che continua a ripeterci “ma perché?”. 

Che cosa possiamo fare in queste situazioni?

#alimentarelacuriosità – Per provare a scoprire se ci sono cose nuove che possiamo imparare.


2. Dal qui ed ora al lì ed altrove o sensazione di fretta – partiamo dal presupposto che tutti noi abbiamo poco tempo a disposizione. Siamo persone multi-taskizzate, abbiamo tanti impegni, quindi la nostra attenzione si disperde nei pensieri riferiti a che cosa dovremmo fare, invece di rimanere focalizzata su quello che sta succedendo. In questo caso la nostra voce interna ci dirà cose come: “Allontanati il prima possibile! 

Che cosa possiamo fare in queste situazioni?

#respirare – Per provare a ricentrarsi e scacciare i pensieri intrusivi.


3. Nebbia comunicativa o confusione concettuale – spesso siamo chiamati ad ascoltare discorsi troppo lunghi e senza un chiaro filo logico, che non arrivano al dunque, o linguaggi tecnichesi poco comprensibili. Sono occasioni che ci procurano un senso di frustrazione e alimentano la nostra disattenzione, che ci porta a chiedere: “Ma… in che senso? 

Che cosa possiamo fare in queste situazioni? 

#domandare – Per non restare nella confusione e chiarire le cose che non abbiamo capito.


4. E per concludere – questa lista assolutamente non esaustiva – aggiungo: auto-referenzialità (di chi parla e di chi ascolta), che per definizione porta al non-incontro, invece che alla creazione di ponti comunicativi. Qui la sensazione è di parlare da soli… e dopo un po’, ci si annoia. 

Che cosa possiamo fare in queste situazioni?

#cambiarepuntodivista – Per provare a generare empatia con l’altro.


Ognuno di noi si imbatte, anche più volte al giorno, in una situazione simile a quelle descritte prima. Le riconosciamo. Fanno parte della nostra esperienza. 

Sì, ma… le emozioni? 

Qual è il ruolo delle emozioni? Quanto le consideriamo? Ci siamo mai presi un momento per guardarle, per allenare la nostra emoziona-abilità,  trasformandole in preziose occasioni d’ascolto – almeno – di noi stessi?

Proviamo? Consideriamone 3.

#mifarabbia

Quando qualcuno dice o agisce, nel suo atteggiamento, qualcosa che interpretiamo come contrario a ciò che per noi è importante, allora scatta la rabbia. Convinzioni, principi, valori sono le dimensioni prevalenti che ci fanno arrabbiare. Chiusura, aggressività, interpretazione sono invece le reazioni che scattano più spontanee e che ci fanno allontanare dall’ascolto.

E allora, in queste situazioni proviamo a fermarci un attimo e a domandarci, perché stiamo reagendo così. Potremmo scoprire interessanti scorci, prospettive nuove da cui guardare noi stessi o magari, potremmo chiarire possibili incomprensioni, derivate da un’interpretazione soggettiva di ciò che l’altro sta dicendo!

In sintesi? #chiediamociperché


#mifapaura 

Quando abbiamo paura? Quando in modo istintivo e spesso poco razionale, percepiamo nelle parole e nell’atteggiamento dell’altro una minaccia verso di noi. Ad esempio, un’idea troppo lontana dal nostro modo di pensare può fare paura, perché rischia di mettere in discussione le cose in cui crediamo. E come reagiamo? Attacco o Fuga: questo è il meccanismo ereditato dalla nostra storia evolutiva, che a volte funziona, ma che a volte ci può far perdere la capacità di rispondere in modo più focalizzato.

E allora chiediamoci due cose: in cosa vediamo la minaccia… ma soprattutto, quali sono le risorse che possiamo utilizzare per superarla? Riposizionarci in modo più sicuro può ri-aprirci all’ascolto dell’altro.

In sintesi? #ricentriamoci


#mifatristezza

Essere tristi non ci piace! E se le cose che l’altra persona racconta ci fanno toccare temi, che per noi sono legati alla perdita o ad uno scopo non raggiunto, allora quella conversazione diventa automaticamente ed immediatamente scomoda per noi!

Che fare? Proviamo a focalizzarci sull’altro e non su noi, cercando di comprendere cosa lei/lui sta dicendo, e lasciando ad un momento successivo la riflessione su quella tristezza… che forse può rappresentare un’occasione per vedere meglio i bisogni o i desideri che vorremmo ri-prenderci.

In sintesi? #ascoltiamoci

Buona emoziona-abilità! ?