“Tutto è pronto, se son pronti i nostri cuori” Enrico V, W. Shakespeare

“Tutto è pronto, se son pronti i nostri cuori” Enrico V, W. Shakespeare

E’ stato bellissimo! Non credevo ce l’avrei mai fatta… Mi sembra impossibile in così poco tempo! … Siamo stati tutti bravissimi! … Ho visto colleghi che nei corridoi non si salutavano nemmeno e ora hanno recitato insieme, e si sono divertiti! … Ho scoperto cose di me che non conoscevo…

Questi sono solo alcuni dei commenti di partecipanti ad attività/laboratori teatrali all’interno di percorsi formativi e di sviluppo. Che cosa accade quando le persone sperimentano un laboratorio teatrale?

Se utilizzata negli interventi di auto-sviluppo e di formazione dedicati agli adulti, il teatro è un’arte che ha alcune specifiche caratteristiche. Le persone sono portate progressivamente a mettersi in gioco a 360°.

La metodologia teatrale, infatti, lavora su diversi piani: cognitivo, emotivo, immaginativo e corporeo. I partecipanti si trovano a sperimentare la propria voce, cioè a utilizzarla in modo più consapevole, spesso diverso nelle intonazioni, nel volume e nel ritmo, da quello quotidiano. Si sentono messi a nudo, perché la voce rivela molto della persona.

Oltre alla voce, lavorano con il corpo, si muovono, camminano, usano la gestualità e la postura con modalità differenti da quelle utilizzate tutti i giorni in azienda. Devono entrare in contatto e in prossimità fisica con i colleghi, più di quanto normalmente non avvenga.

Tutto ciò espone le persone. Le espone all’osservazione e al giudizio di sé stessi e degli altri. Ecco perché si trovano a vivere una fase iniziale di imbarazzo, e talvolta anche di resistenza. Nell’arco di poche ore però, procedendo con il lavoro, trovano dentro di sé l’energia per superare i timori e la vergogna. Si lasciano andare, scoprono come il vivere un’esperienza inusuale sia un’opportunità per conoscere se stessi e gli altri, più a fondo di quanto fatto fino a quel momento. E tutto ciò è vitalizzante, attiva la fiducia, produce empowerment. Questa è la ragione del coinvolgimento della dimensione emotiva, così fortemente sollecitata.

E poi ci sono la dimensione cognitiva e immaginativa. Sì, perché tutto il lavoro teatrale è preceduto da quello sul testo, i cui contenuti possono essere creati dagli stessi partecipanti a valle di stimoli e confronti. Il processo creativo, inoltre, richiede capacità immaginative per trasformare temi lavorativi in contesti, vicende e personaggi di fantasia. Serve fantasia, ad esempio, per trasformare il processo di gestione commerciale del cliente in una storia di pirati intergalattici o in esploratori alla ricerca della radice della felicità!

Un aspetto importante da tenere presente è che la metodologia teatrale lavora contemporaneamente sull’individuo e sul team. Il teatro, infatti, per funzionare richiede una forte sintonia tra le persone. E’ necessario che le persone trovino ritmo, registro, modi di lavorare condivisi. Ognuno scopre le capacità – talvolta nascoste – e le difficoltà proprie, e quelle degli altri. Ci si deve confrontare, andare incontro, supportare, contenere. Non è possibile fare diversamente se si vuole arrivare al risultato. Un po’ come in azienda… ma nel teatro tutto ciò è immediatamente visibile e sperimentato. Col procedere del lavoro, la motivazione e l’ingaggio crescono, ognuno vede in modo tangibile che sta imparando, che questo accade anche ai colleghi, che la messa in scena o l’improvvisazione sta prendendo forma. Si genera così un circolo virtuoso tra motivazione, qualità del lavoro e soddisfazione personale, in un crescendo che porta alla peak performance. Ecco perché al termine del laboratorio i partecipanti rimangono spesso sorpresi di quello che sono riusciti a fare in una sola giornata.

Un’esperienza divertente e potenziante i cui frutti resteranno in ognuno di loro, nel tempo.


Laura Rossi

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