Tutti a casa!

Tutti a casa!

Prima che diventasse lo slogan rabbioso di movimenti politici contemporanei, è stato il titolo di un indimenticabile film di Comencini del 1960, con Alberto Sordi e Eduardo De Filippo, nei panni di soldati italiani di ritorno alle proprie case dalle trincee della guerra.

Ma oggi quel tutti a casa! riecheggia nei corridoi di numerose aziende, con significati del tutto nuovi, e per molti versi inesplorati, sotto la bandiera dello smart working.

Tutti a casa. Sempre più aziende adottano metodologie di lavoro da remoto, che permettano ai propri collaboratori di lavorare senza muoversi dalle mura domestiche.

Tutti a casa, un fenomeno che ha toccato in Italia livelli di diffusione e attenzione mediatica difficilmente auspicabili solo qualche anno fa, seppur ancora arretratissimi.

Tutti a casa, e lavorare è più bello e più umano.

E’ tutto qui?

C’è un però, che accomuna la maggior parte di queste iniziative: smart working non è e non può essere solo “lavorare da casa”.

Certo, il miraggio di lavorare seduti sul divano, senza doversi svegliare all’alba e imbottigliare nel traffico, stimola curiosità e interesse, ma intrappola il dibattito a un livello superficiale, alla stregua di una qualsiasi, frivola moda passeggera, col rischio enorme di rivelarsi una gran delusione nel giro di pochi anni.

  • Quanti giorni di homeworking concede la tua azienda ogni anno?
  • Li concede a tutti i dipendenti, o solo ad alcuni?
  • Come controlla che lavorino veramente?

Mah, vi dirò. Domande poco interessanti, che nulla dicono di quanto quell’azienda sia realmente permeata da quel cambiamento culturale che, se innescato e compiuto, avrebbe una portata rivoluzionaria.

Se non casa, cosa?

Smart working vorrà dire, da un lato, accordare alle persone piena autonomia nel decidere dove, quando, come e con quali strumenti lavorare, e dall’altro responsabilizzarle sui risultati.

Più fiducia verso i dipendenti, allora, e valutazioni fondate sulla base del raggiungimento degli obiettivi concordati, non sulle mere ore di presenza.

Ma non basta.

Bisogna alzare l’asticella, perché le possibilità sono infinite, l’unico limite sarà l’immaginazione.

La chiave dello smart working, il driver che dovrà guidare le scelte organizzative, non dovrà più essere la rigorosità e il rispetto delle norme che per decenni hanno regolato la macchina produttiva, ma la praticità.

Si potrebbe cominciare a stuzzicare e provocare i manager più propositivi, disposti a fare delle proprie Linee dei veri e propri laboratori di innovazione organizzativa.

Dovranno essere disponibili a ripensare:

  • gli spazi degli uffici (con luoghi condivisi dove incontrarsi e discutere in modo informale, aree di coworking, “piazze” e “agorà” di confronto e di svago, palestre, asili nido, …);
  • i tempi (via le timbrature, autonomia nella gestione dei permessi, giornate dedicate al solo apprendimento, ferie illimitate, …);
  • gli strumenti di lavoro (dispositivi di ultima generazione, wi-fi ovunque, app che consentano di portare l’ufficio sul telefono, …);
  • i rapporti col management (informalità, comunicazione peer to peer, ridimensionamento o abolizione delle linee intermedie, …)

Freelance nella testa

Si tratterà di incoraggiare la popolazione aziendale a essere eclettica, a cercare le soluzioni migliori di volta in volta senza porre vincoli sul come e sul dove, stimolandone invece iniziativa, pensiero laterale, sensibilità, comunicazione.

I dipendenti diverrebbero così liberi professionisti, nella mentalità, nell’approccio e nella motivazione.

A livello più pratico, personalmente utilizzo anche alcune app che mi aiutano in questo:

  • con Teamviewer posso accedere da remoto ai file e ai documenti più importanti contenuti nel pc, e condividerli con i colleghi;
  • con Dragon Dictation ottimizzo i tempi di stesura di email, messaggi e post su social network, grazie alla dettatura, enormemente più veloce della battitura su tastiera;
  • con Evernote e con Any.do gestisco le mie to-do-list e gli impegni del calendario in modo snello e intelligente, con la possibilità di rendere partecipi altre persone;
  • con Expensify semplifico la gestione e l’archiviazione di scontrini e ricevute per i rimborsi spesa.

E se stai pensando al pericolo di un’eccessiva sovrapposizione di aree, tale da non riuscire più a distinguere nella tua testa tra ambito lavorativo e sfera privata, gli esperimenti in corso stanno già dimostrando un significativo miglioramento della qualità della vita, lavorativa, familiare e personale.

Qualcuno è già in corsa

  • Abbiamo voluto creare un elemento architettonico centrale, l’Agorà, che, richiamando l’ambiente familiare di casa, costituisca un naturale punto di incontro, dove le persone possano alternativamente fare una pausa, fare una riunione informale, pranzare insieme o, semplicemente, avere un’occasione di scambio tra colleghi” , raccontano dall’ufficio HR di Star, proseguendo poi così: “Abbiamo deciso di ampliare la flessibilità oraria in entrata e uscita, eliminando, peraltro, la timbratura, all’insegna della fiducia e del senso di responsabilità”.
  • In futuro i dipendenti decideranno quando hanno voglia di prendersi qualche ora, un giorno, una settimana o un mese di ferie”, dice il magnate Richard Branson, fondatore di Virgin, “con la sola consapevolezza che lo faranno quando la loro assenza non danneggerà né il lavoro, né la loro carriera”.

Orario di lavoro libero e vacanze senza limiti. Secondo Branson, non conta quante ore i suoi dipendenti abbiano speso chini alla scrivania, quanto piuttosto i risultati e gli obiettivi raggiunti, secondo la stessa filosofia che muove Netflix, da cui avrebbe preso ispirazione.

Anno sabbatico ai dipendenti che lo desiderino, e rifiuto delle rappresentanze sindacali “perché ognuno deve sentirsi libero di rappresentarsi da solo senza paura di essere punito”, spiega l’amministratore delegato di Welcome Italia (servizi per le telecomunicazioni).

Utopia?

No, per niente.

Ovviamente, se io azienda voglio creare un luogo (o un non-luogo…), da cui le persone non vogliano andar via, come prima cosa mi serve sapere di cosa le mie persone hanno bisogno.

Ciascuno ha un modo di lavorare differente, e per questo dovrò disegnare luoghi e modi differenti, personalizzati e adatti a ciascuno.

Sei felice di passare molte ore in ufficio ma ha semplicemente bisogno di rilassarti a metà pomeriggio? Dovrò darti la sala yoga.

Hai necessità di curare il bebè? Ti offrirò l’homeworking.

Rendi meglio quando godi del confronto e del contatto visivo coi tuoi colleghi? Ecco per te l’agorà.

Ti senti più produttivo e stimolato visitando le bellezze d’Europa in lungo e in largo? Il cloud te lo consente, la tua postazione sarà il tuo telefono.

Per ciascuno la sua soluzione, per ciascuno la pretesa di risultati.

Troppo complicato? No, solo smart.

E’ l’innovazione che cerchiamo per alzare la produttività, la competitività e la qualità della vita, nostra e del pianeta.

Le aziende che ci riusciranno, attireranno i migliori talenti, li valorizzeranno al massimo e vinceranno.

Quelle che non ci riusciranno, o non vorranno nemmeno provare, se ne assumeranno il rischio, che suona forte e chiaro: tutti a casa.


Alessandro Principali

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