SADis(f)ACTION

SADis(f)ACTION

L’affascinante viaggio di “una tristezza”…

 

Parto dalla fine… benvenuta tristezza!

…A chi va di vivere insieme a me il viaggio di una tristezza per provare a riscoprirne il significato?

Sette di mattina, direzione ufficio! Arrivo al casello autostradale ed eccolo lì ad aspettarmi… il signore che “incrocio” quasi sempre ad inizio delle mie giornate. Abbasso il finestrino e allungo il braccio per il solito “rituale di passaggio” (tagliando e soldi).

Lui mi guarda… sorride e mi dice “oggi giornataccia eh!”

Giornataccia? NERA!

Sono talmente dentro il mio malumore, da non essermi resa conto della mia espressione… ma lui me la rispecchia, con una “leggerezza” talmente tanto spontanea e divertita, che non posso far altro che riderne insieme a lui.

Ecco… ora sì! Ora si è aperta una crepa nel mio malumore, che permette alla luce di cominciare a penetrare.

Grazie casellante! Questo vorrei dirgli! Mi hai fatto un regalo prezioso! Lo saluto con un sorriso carico di gratitudine e continuo il viaggio.

Alla radio… un capolavoro dei mitici Rolling Stones!

I can’t get no… Satisfaction… Cause I try and I try and I try and I try…

Oggi va così! Oggi il mondo parla del mio (mal)umore!

Sono triste! Mi guardo allo specchietto retrovisore… eh sì…  i miei occhi non mentono.  Hanno quell’espressione dimessa di chi fa i conti con qualcosa “che non va”.

Ed è così che comincia il mio viaggio nel viaggio! (tanto c’è traffico e di tempo ne ho).

Adesso siamo a tu per tu, mia cara tristezza! Adesso non ti faccio nascondere dietro un “non mi sento un gran che”… adesso ho voglia di starti ad ascoltare!!!

Qual è la tua voce? Cosa mi vuoi raccontare?

E lei comincia a parlarmi … e IO comincio a parlare di me con me… e quello che mi dico, guardando dentro quella tristezza, è illuminante.

Mi rendo conto del significato di tante cose che mi sono successe e vedo (ora sì VEDO), in modo chiaro quali sono i “bisogni” che ho dimenticato, travisato, spostato…

Vedo quei bisogni che ho consegnato nelle mani altrui! Ahi ahi… il terribile incastro delle aspettative!

E allora? Adesso mi è chiaro… voglio provare a convertire le mie aspettative in aspirazioni! In che senso?

Partiamo dalla definizione:

  • aspettativa: attesa… essere, stare in attesa
  • aspirazione: proponimento appassionato e ambizioso di conseguire un fine

Questo significa che nel primo caso, sono “ferma”… legata al fatto che “qualcosa accada o che qualcun altro decida di farla accadere”.

Nel secondo caso, sono assolutamente “in movimento”… pronta ad immaginare, provare, sbagliare, riprovare… nell’ambizioso proponimento di far accadere quel qualcosa che cerco!

E in questa ricerca può essermi di supporto avere una “M.A.P.”:

M …come Misura Come sto? Riuscire a “sentire” il personale “livello di felicità e soddisfazione” è il primo passo per “farsi dono” del tempo e dello spazio necessario… non cediamo alla fretta di vivere
A …come Ascolto Cosa succede? Ascoltarsi significa farsi le domande giuste… quelle potenti in grado di attivare l’esplorazione interna e aumentare la comprensione di noi … incuriosiamoci e andiamo oltre le risposte standardizzate
P …come Possibilità Cosa voglio far succedere?  Questa è la parte migliore, quella nella quale diventiamo protagonisti… quella nella quale succede una piccola magia e accanto alla tristezza fa la comparsa una nuova compagna di viaggio: la speranza

 

Altro che SATISFACTION… SADis(f)action (tristezza è azione) direi!

Insomma a nessuno piace essere triste!

Eppure ho imparato con la mia esperienza (come persona, trainer, psicologa), che nulla è più “generativo” della tristezza, perché ci racconta la storia dei nostri bisogni inespressi e ci permette (se accolta e ascoltata), di attivarci per riprendere in mano la strada della nostra autorealizzazione!

E voi? Che ne pensate?


Alessandra Matere

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