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Il messaggio della Rabbia


A volte arriva di sorpresa, altre si trasforma in frustrazione e dolore. Può scattare quando un familiare parla con un tono di voce che giudichiamo sbagliato, oppure quando un collega non si mostra collaborativo. Sale improvvisa quando ci fanno una critica, o magari, quando tornando a casa incontriamo troppo traffico…

Nessuno di noi è completamente libero dalla rabbia! È nel nostro patrimonio genetico, per questo è importante imparare a conviverci, a gestirla e trasformarla.

È sbagliato pensare che la rabbia sia un’emozione del tutto negativa. Il messaggio che contiene è invece una richiesta di rispetto e di aiuto. Quando arriva, la rabbia si manifesta sia come un’emozione, sia come una reazione di tutto l’organismo: scatena cambiamenti nel corpo e nella mente.

Sul piano fisico si traduce in:

  • pugni stretti
  • aumento della frequenza respiratoria
  • contrazioni muscolari
  • espressioni facciali
RIFLESSIONE: in quale parte del vostro corpo si manifesta la rabbia? 

Partire dall’accettazione di questa emozione e riconoscerla come parte di noi è la chiave di volta, per renderla “alleata” e utilizzarla in modo funzionale al nostro benessere e a quello degli altri.

Trasformare la rabbia in energia positiva è possibile, attraverso la consapevolezza e la conoscenza delle cause – interiori ed esterne – che la determinano.

Un altro aspetto importante è non identificarsi con la rabbia, ma circoscriverla. Un conto è dire: “Sono arrabbiato” ed etichettarsi come una persona pervasa dalla rabbia, facendo sì che anche gli altri ci riconoscano come “rabbiosi”. Altro è dire: “Rispetto a quanto accaduto, provo rabbia”: in questo caso l’emozione viene ridimensionata entro una specifica situazione.

Cosa fare allora per familiarizzare con la rabbia e non lasciarla fermentare?

Vediamo insieme 4 azioni possibili:

1. Comprendere il grido che c’è dietro. Al cuore della rabbia c’è una disperata ricerca di rispetto.

Nonostante la rabbia si manifesti spesso anche in modi aggressivi, il grido che nasconde potrebbe contenere questi messaggi:

  • Vorrei che tu mi capissi
  • Voglio essere tenuto in considerazione
  • Le mie opinioni valgono quanto le tue

La rabbia attinge ad un desiderio primario di auto-protezione ed è proprio quando percepiamo un pericolo – o la negazione del nostro valore – che andiamo su tutte le furie.

RIFLESSIONE: quali sono le occasioni che di solito innescano la tua rabbia? Che cosa vuole comunicarti?

2. Riconoscere le convinzioni errate. Le convinzioni limitanti possono influenzare il modo di percepire noi stessi e gli altri.

Ad esempio, pensare che in una relazione il conflitto rappresenti sempre un problema, può indurre nell’errore di ritenere che quando c’è una divergenza, si debba provare rabbia e dolore, o che il conflitto sia una forma di rifiuto. Avere dei punti di vista divergenti può invece generare arricchimento. Guardare la diversità, quindi, non come una distanza tra noi e l’altro, ma come un terreno da cui partire per costruire una relazione di valore.





RIFLESSIONE: in che modo la tua gestione della rabbia ti fa sentire in trappola?

3. Lasciare andare la rabbia. Ci sono momenti in cui dovremmo essere capaci di dare spazio ad emozioni diverse dalla rabbia e optare, per esempio, per l’assertività: esprimere le nostre convinzioni con fermezza e attraverso un tono pacato.

Passare dalla rabbia all’assertività fa sì che:

  • mostriamo tolleranza per i difetti degli altri
  • diamo priorità al perdono
  • optiamo per l’imparzialità, mettendo da parte la critica
  • concediamo a noi stessi e agli altri di commettere errori
  • capiamo quando non è il momento di insistere e aprirsi al punto di vista dell’altro
RIFLESSIONE: da cosa riconosci che stai mollando la presa sulla rabbia? 

4. Perdonare e accettare sono alternative alla rabbia, ma fare spazio al perdono non significa fare finta che non sia accaduto nulla o dare ragione all’altra persona.

Sviluppare la mentalità dell’uguaglianza è un ottimo esercizio, per concedere a noi stessi di restare a contatto con persone che la pensano diversamente da noi, senza entrare in conflitto o alzare il muro del pregiudizio.

Insomma, per vivere la rabbia in modo appropriato e in piena libertà, dovremmo ricorrere al suo opposto: la gentilezza!

Lo psicoterapeuta statunitense Les Carter, nel suo libro “Trasformare la rabbia”, frutto della sua esperienza trentennale nel campo della risoluzione dei conflitti, racconta storie di persone che mostrano significativi problemi con la rabbia. I protagonisti del suo libro hanno adottato varie strategie per affrontare la rabbia, spesso aumentandola, invece di risolverla. Alcuni hanno scelto, per esempio, di sopprimerla; altri hanno adottato un atteggiamento passivo, pensando di evitarla. Les Carter dimostra, attraverso il racconto di storie reali, che la rabbia è un’emozione che possiamo gestire, solo se prima l’abbiamo compresa.

Trasformare la rabbia è possibile e cambiando il nostro approccio verso quest’emozione – che comunque è parte di noi – riusciremo a modificare anche il nostro modo di pensare, di comunicare, di comportarci e di vivere le relazioni.

Non troverete mai un luogo nel quale l’esperienza della rabbia non esista, ma potete di certo aspettarvi di trovare sollievo dalla morsa della rabbia sulla vostra personalità: usata in modo da tenere a mente la dignità di ogni persona, la rabbia può smettere di essere una caratteristica saliente della vostra reputazione e essere finalmente liberi di essere la persona che volete.

(Les Carter)



Maria Rosaria Pagliaroli

Mi sono laureata in Antropologia culturale e da oltre dieci anni mi occupo di formazione e sviluppo delle persone, sia come progettista che come trainer e facilitatrice. Attualmente sto conseguendo la certificazione come coach ICF. Nel tempo libero mi piace alimentare le mie passioni che sono: sport, viaggi, fotografia, cani e volontariato.

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