Polyorama is on my mind

Polyorama is on my mind

REMEMBER THE MILK*

*(è una app, la puoi scaricare qui 😉 )

Ho sonno. Da quando è nata Nina, la notte non è più lo spazio-tempo del riposo. E’ diventata la palestra per praticare uno sport estremo: la gestione razionale delle mie derive psichedeliche. Per non perdere il senno ed il tempo, quando non dormo, faccio le to do list. Di qualsiasi cosa, vi dirò: prodotti da acquistare, piatti da cucinare, appuntamenti da prendere, argomenti da studiare. Poter mettere in fila le azioni da compiere, mi rassicura in merito alla possibilità che ho ancora un controllo sulla realtà.

Mi sembra di ricordare d’essere sempre stata sedotta dal pensiero lineare, logico, deduttivo, meccanicista e sì – se possibile – anche riduzionista. Se posso spiegare un evento, descrivendolo in modo sequenziale, accertando il link tra causa ed effetto, sono più tranquilla.

Dio, come sono banale.

POLYORAMA IS ON MY MIND

C’è un gioco o passatempo, che amo particolarmente e si chiama Polyorama. Lo  conoscete? Il Polyorama risale originariamente alla metà del XVIII secolo, e consiste in una serie di tessere illustrate, che si combinano per formare un paesaggio infinito.

In qualsiasi ordine mettiate le schede, le immagini creeranno un paesaggio continuo. Con 16 carte si possono combinare una miriade di possibili paesaggi (20.922.789.888.000, per l’esattezza), formando una vista apparentemente senza fine. Il gioco in se stesso è meditativo ed evocativo, non solletica certamente voli d’ingegno creativo. Ma ciò che lo rende interessante, è che si presta ad essere considerato una deliziosa metafora. Proviamo a pensare che ogni tessera rappresenti una fase della vita, un episodio o un fatto rilevante. Seguendo la logica Polyorama, è possibile spostarci in avanti e indietro, muovendoci lungo la linea della nostra storia, e modificando a nostro piacimento l’ordine degli eventi.

Io ogni tanto lo faccio.

Solo per il gusto di pensare che cosa sarebbe potuto accadere “se”… [Se mi fossi laureata prima… Se avessi aspettato un altro anno prima di avere un figlio, allora adesso…]. Mi chiederete: ma è utile? Ripensare il passato in modo magico è, in fondo, solo un gioco. L’effetto che Polyorama ci restituisce, però, è quasi sempre rassicurante. In qualsiasi ordine spostiate gli eventi, arriverete ad un meraviglioso paesaggio, uno dei tanti possibili, una delle molteplici potenziali declinazioni della vostra storia.

Ma non senza passare attraverso… il caos.

Paura eh?

THE BUTTERFLY EFFECT 

Quando di notte non riesco a dormire – dicevo – metto in fila le azioni, prenoto il loro ordine, prima che l’overbooking faccia saltare il sistema. Mi rendo conto che questo metodo rischia di impoverire il mio immaginario, poiché mi illude di risolvere l’ansia dell’aver da fare, spostando solo tessere di un Polyorama e quindi, cambiando l’ordine degli addendi, ma non il risultato. Mio malgrado, l’approccio seriale o computazionale è palesemente inadatto ad esprimere la complessità dei fenomeni in cui sono coinvolta. Sì, lo so: la verità (non solo matematica), è che qualsiasi processo, anche apparentemente lineare, in realtà emerge da dinamiche non lineari di interazione, che potenzialmente sono in grado di raggiungere molti e diversi stati stabili. Ah, certo, provvisoriamente stabili.

Dio, come sono complessa.

Eccomi qui, dunque, all’improvviso immersa in un sistema complesso, distribuito ed emergente, con la mia – inadeguata, insufficiente e monolitica – to do list in mano.

Flessibilità, ci vuole flessibilità.

A pacchi.

Solo così posso essere in grado di tener conto al tempo stesso, sia della stabilità, che della instabilità. Ora tutto è più chiaro: i miei ragionamenti lineari sem-bra-va-no funzionare, ma solo perché ammettevano variazioni ed imprevisti interpretandoli come errori, incidenti dovuti al caso (quello che io chiamo “Che disdetta!”, ma che in termini scientifici è chiamato “rumore“).

By the way, Ladies and Gentlemen, benvenuti nel caos.

Chiariamo subito una cosa: se pensate che qui non si possano predire gli esiti delle vostre azioni, vi sbagliate. In realtà, nel caos anche piccole variazioni che si ripetono a lungo hanno effetti significativi (è l’“effetto farfalla”).

Ecco, mi sento già meglio. 

Noi siamo, dunque, questo personalissimo irripetibile sistema (cognitivo e dinamico), immerso in un complesso e meraviglioso sistema ambientale, ed in ogni istante ci troviamo in uno stato diverso.

Attimi. Equilibri puntiformi. Incontri. Passaggi. Reazioni.

IN A YELLOW SUBMARINE

Immersi. L’aspetto filosoficamente più interessante di essere dei (nei) sistemi dinamici, consiste nella nostra capacità di dar conto di due fenomeni: l’auto-organizzazione e l’emergenza.

L’emergenza è il fenomeno che si verifica quando sistemi complessi e lontani dall’equilibrio (permettendo così l’amplificazione di eventi casuali), si autorganizzano (con un comportamento creativo, di autogenerazione e dotato di flessibilità) in nuove strutture, con proprietà che prima non avevano, per formare un nuovo livello di organizzazione macroscopica” *

Ma che cosa significa? Che l’auto-organizzazione e l’emergenza sono proprietà tipiche dei nostri quotidiani, spontanei ed inconsapevoli processi cognitivi. Che si tratti del nostro pensiero, delle dinamiche organizzative di cui diventiamo parte ogni giorno con la nostra partecipazione civile, professionale, spirituale. In tutto questo continuo divenire, il nostro comportamento – diceva Gibson – è regolare, ma senza essere regolato. L’emergenza è definita una proprietà olistica di alto livello. In quest’ottica, il dinamicismo non è più soltanto un modello, una teoria, ma una visione del mondo.

Due, tra le possibili conseguenze filosofiche di questa visione:

1|  noi possiamo scegliere di abbandonare la distinzione tra noi ed il mondo e vivere in una condizione di reciproca immersione: noi siamo incarnati nel mondo, ne siamo quindi costantemente condizionati, ma anche responsabili;

2| noi possiamo scegliere di abbandonare una spiegazione meccanicista della vita, smettere di pretendere che tornino i conti. Seguire la traiettoria suggerita dai nostri valori, per innescare quel prezioso processo creativo di auto-organizzazione, da cui emergerà la trama che è nostra soltanto, ed è la nostra migliore sequenza Polyorama tra le 20.922.789.888.000 possibili.

* Gazzaniga Michael S., Who’s in Charge? 2012, trad. it. Chi comanda? Scienza, mente e libero arbitrio, Codice edizioni, Torino, 2013

Alessia De Carli

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