Personalità mobile e parole pendolari

Personalità mobile e parole pendolari

Gli oggetti di scrittura nella vita e nel coaching

A righe, a quadretti, con fogli bianchi, cartacei o digitali. Con la copertina in pelle, oppure di cartone rigido o pieghevole. Rossi, neri, bianchi, fantasia… sono i taccuini, le agende, i diari e altri strumenti per scrivere, che fanno tappa fissa nei nostri zaini, nelle borse, nei cassetti, sulle scrivanie.

Inutile dirvi, che per me sono così indispensabili da diventare fonte di ispirazione per questo articolo. Tra i tanti che ho, ne spicca uno dalla copertina in pelle rossa che mi ha regalato Antonella per la laurea. All’apparenza è un taccuino come tanti altri, ma ciò che lo rende speciale è la dedica impressa sulla prima pagina: “un regalo per prendere nota delle cose belle della vita”. Ecco, io penso che questa frase contenga uno degli usi più importanti che si possa fare degli oggetti nomadi, come li definisce il marchio Moleskine.

Scrivere è un vero e proprio esercizio di consapevolezza e creatività, che consente di fissare i pensieri, dare forma alle emozioni e tenere traccia delle esperienze.

Nella vita e nel coaching, la scrittura diventa un momento di apprendimento e scoperta di sé stessi.

PERSONALITÀ MOBILE

Scrivere per ricordare e crescere

Siamo pellegrini e portiamo sempre con noi un oggetto di scrittura, cartaceo o digitale, per accogliere e raccogliere le informazioni che ci servono, che ci colpiscono, che vogliamo tramandare.

È impossibile sottrarsi alla legge della mobilità fisica, mentale e identitaria. Ti sposti perché spostarsi è un bisogno naturale e antropologico. Attraversare i luoghi e raggiungere mete fisiche ed emotive è il senso dell’andare dell’uomo. Nel tempo, evolve e si definisce la nostra storia e la nostra personalità.

Quando rileggi i diari della scuola, insieme ai compiti ritrovi impresse anche le emozioni nascenti che provavi, senza conoscerle ancora. I diari erano esercizi di scrittura circolare: giravano tra i banchi, per finire nelle mani di chi lasciava una frase del suo idolo rock o l’inno della squadra del cuore (per non parlare del disegno osceno di Luca, a cui piacevi, ma non aveva il coraggio di confessartelo).

Gli oggetti di scrittura diventano un mezzo per collegare la persona alla sua crescita e creano un ponte tra l’esperienza ed il ricordo che rimane di essa. Guardi una foto, rileggi una frase, e subito cogli il senso che ha avuto per te. 

- Quali sono i tuoi oggetti di scrittura preferiti?
- Per cosa li utilizzi abitualmente?

Nel coaching

In un percorso di coaching si usa la pratica della scrittura attraverso il diario di coaching. Utilissimo al coachee, per tenere traccia dei progressi fatti, delle azioni da intrapredere, degli obiettivi raggiunti e delle nuove consapevolezze. Il diario diventa una mappa, per orientarsi nel proprio percorso di crescita, attingere alle esperienze passate e costruire una storia, che faccia un salto in avanti verso il futuro desiderato. Il diario è lo strumento a disposizione del coachee, per misurare l’effettivo cambiamento sperimentato nel processo di coaching e di crescita personale. Cartaceo o digitale, il diario è lo spazio in cui entrare in contatto con sé stessi e rendere concreto il proprio piano d’azione. Mettere nero su bianco vuol dire tradurre l’intenzione in azione e prendersi l’impegno di portarla a termine. Potremmo definire il diario di coaching, un concentrato di responsabilità prese.

PAROLE PENDOLARI

Scrivere per imparare ed evolvere

Quella volta che in viaggio rimani colpito dai dialoghi di due sconosciuti accanto a te: li senti parlare e nelle loro parole risuonano aspetti della tua vita e le scrivi, perché sembrano quasi fatte ad arte e non vuoi lasciarle andare via. E quando a distanza di tempo le rileggi, riaffiorano con esse i ricordi associati a quel viaggio.

Certi souvenir della memoria a volte sono così nitidi, che sembrano frammenti di vita vissuti pochi istanti prima. Le parole pendolari, sono parole migranti: girano nelle stazioni, negli aeroporti, nei taxi, per strada. Sempre pronte a partire – senza una meta – non vedono l’ora di lasciarsi trasportare dalle pagine del prossimo passeggero.

Pendolari sono anche le parole che passano da una cultura all’altra, da un continente all’altro, da una lingua all’altra: beyond, dapp, dreamers, edge computing, groupware, hyperloop, lab-on-a-chip.

Poi ci sono i termini presi in prestito da una generazione diversa dalla tua, che inserisci nel taccuino della memoria. Scriverli ti serve, per avere il tempo di digerirli e interiorizzarli, almeno fino a quando non faranno parte anche della tua storia: analogico, addestramento dei robot, episodi standalone, giudice artificiale, nutraceutica.

Gli oggetti di scrittura sono il mezzo per esplorare sé stessi e il mondo circostante. Come un antropologo attento che osserva e va a caccia di indizi, le pagine dei taccuini diventano avide di parole nuove.

- Quali sono gli argomenti più ricorrenti nei tuoi oggetti di scrittura?
- Prova a rileggere qualche riflessione che hai annotato anni fa. La trovi ancora attuale o noti qualcosa di diverso?

Nel coaching

Un percorso di coaching è come un viaggio dal quale si torna diversi da quando si è partiti

Al pari di un esploratore, il coachee inizia a scoprire nuove consapevolezze e nuove possibilità di azione e il coach, allo stesso tempo, potenzia le sue competenze e accresce la sua esperienza. Scrivere serve non solo al coachee, quindi, ma anche al coach.

Per il coach è importante annotare, durante la sessione – e dopo aver chiesto il consenso al coachee –  ciò che emerge. Scrivere le parole chiave dei racconti del coachee è utile in fase di restituzione, per parlare lo stesso linguaggio del coachee, a partire dagli stessi termini che ha usato. Nel coaching il processo di riconoscimento e rispecchiamento è basilare, per poter alimentare un clima di fiducia nella relazione.

La scrittura è essenzialmente una forma di ascolto, che aiuta a tirare fuori i pensieri dalla testa, a guardarli meglio e dargli forma.  Scrivere è crescere e creare, perché attraverso la scrittura diamo espressione agli stati d’animo.

Le parole hanno bisogno di flessibilità e adattabilità, per questo è bene avere sempre con sé un oggetto di scrittura pronto ad accoglierle, magari mentre siamo al bar oppure in viaggio o per strada!


Maria Rosaria Pagliaroli

Mi sono laureata in Antropologia culturale e da oltre dieci anni mi occupo di formazione e sviluppo delle persone, sia come progettista che come trainer e facilitatrice. Attualmente sto conseguendo la certificazione come coach ICF. Nel tempo libero mi piace alimentare le mie passioni che sono: sport, viaggi, fotografia, cani e volontariato.

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