Parla come mangi

Parla come mangi

Storytelling di un pranzo con un’antropologa alimentare

Ore 12:30. Stazione Termini. Appuntamento nel Piazzale dei Cinquecento con Lucia Galasso, antropologa alimentare.

Ho conosciuto Lucia sui social, poco tempo fa, quando nella ricerca di idee e di suggestioni nuove, mi sono imbattuta nel suo blog. Incuriosita dal significato del cibo nelle culture e nella costruzione dell’identità di un popolo, ho deciso di contattarla, per scambiarci un pò di esperienze.

Non è casuale che abbiamo fissato il nostro appuntamento proprio all’ora di pranzo… quale momento migliore della giornata per parlare di cibo, pietanze, usanze e rituali?

Lascio a Lucia la scelta del luogo dove mangiare. Chi più di lei, sa come trovare il ristorante giusto, nel luogo giusto? Ci avviamo verso Via Giolitti, uno dei percorsi più multietnici di Roma, non solo perché siamo a ridosso della Stazione Centrale, ma perché questa via si collega al quartiere Esquilino, che da anni è una Babele di popoli diversi. Mentre passeggiamo con passo lento, mi guardo intorno e la varietà delle persone che incontro è infinita. Dal colore della pelle, passando al vestiario, fino ad arrivare ai suoni delle loro lingue: mi lascio travolgere, in un viaggio multisensoriale

Ore 13. Mercato centrale. Lucia propone per il pranzo la grande “hall” alimentare da poco sorta nell’ex Dopolavoro Ferroviario di Roma, all’interno della Stazione Termini.

Tra botteghe di vario genere, aromi di spezie e fumi di carne alla brace, decidiamo di fermarci presso una hamburgheria toscana e celebrare lì il nostro pranzo. Mentre scegliamo il tavolo, la mia mente è affollata da mille domande da rivolgere a Lucia, avida come sono di sapere antropogico. Da qualche parte dovrò pure iniziare… Ecco, tra tutte le curiosità ne primeggia una: che cosa fa un’antropologa alimentare?

Dietro le lenti dei suoi occhiali, scorgo gli occhi di Lucia che si illuminano dinanzi a quell’interrogativo.

L’antropologo alimentare si dedica, anima, corpo e stomaco, a studiare i processi e le dinamiche culturali connessi alla produzione, preparazione e consumo del cibo nelle diverse culture; alla loro storia e, in particolare, ai significati”.

La risposta di Lucia accende mille lampadine nella mia mente e a mano a mano che il nostro dialogo prende corpo, scopro curiosità e significati legati al mondo alimentare, che mai avrei pensato. Dalle nuove “intolleranze” figlie della modernità, alle contaminazioni culturali, che trovano nel cibo il loro linguaggio più semplice ed efficace.

Senza dimenticare l’importanza dei ruoli in cucina, dove storicamente l’uomo è colui che si dedica alla cottura degli alimenti a contatto diretto con il fuoco e la donna prepara cibi nei tegami, che rappresentano una sorta di “mediazione” tra la fonte di calore e la persona.

Insomma, è chiaro che in cucina non ci sono certezze, poiché ogni ingrediente assume un significato diverso a seconda del cuoco che elabora la ricetta. E’ per questo che, ad esempio, la pastiera ha mille varianti diverse, sia per la zona geografica, sia per la tradizione della famiglia che la prepara.

Una pietanza appare dunque come un mix di elementi diversi, opposti, che però messi insieme creano quell’armonia di sapori, che si suggella nel palato di chi la gusta. Dolce e salato, amaro e aspro… In cucina, tutto è possibile, proprio come in un gruppo di lavoro!

Diversità di competenze, di valori e di atteggiamenti non creano distanze, ma sono elementi di valore per il team e per la sua identità. 

La “diversità” non è qualcosa da cui prendere le distanze e di cui essere preoccupati, ma un elemento “strategico”, per rendere una ricetta un’esperienza unica, così come un team.

Ore 14.30. Capolinea del bus 38. Il nostro incontro sta per terminare. Sia io che Lucia abbiamo assorbito tutto ciò che l’una poteva trasferire all’altra.

Vado via. Salgo sull’autobus più ricca di quando sono arrivata… Oltre ad un piacevolissimo pranzo, è stato un vero e proprio viaggio nelle culture, nelle storie e nei personaggi che hanno animato la nostra conversazione.
Entusiaste del tempo trascorso insieme, ci siamo salutate con un “Ci sentiamo presto!”… abbiamo tante idee da mettere in pentola!


Maria Rosaria Pagliaroli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *