“Noi sappiamo più di quanto sappiamo dire” (M. Polanyi)

“Noi sappiamo più di quanto sappiamo dire” (M. Polanyi)

Nel post precedente Ciò che è nascosto ci interessa, mi ero proposta di offrire un’analisi epistemologica del ruolo della conoscenza tacita nella promozione dei processi di innovazione nelle aziende.

Nello studio della conoscenza in quanto asset competitivo, una speciale attenzione si è focalizzata su tutte quelle forme di conoscenza tacita, che per loro natura non sono codificabili in modo formale e non possono essere quindi trasformate e comunicate mediante formule, diagrammi, descrizioni verbali o istruzioni per l’uso. In questo ambito, la tradizionale dicotomia tra know how (o embodied knowledge) e know that (o theoretical knowledge), risulta di fatto superata e si va quindi alla ricerca di classificazioni più precise. Rievocando la classica tripartizione utilizzata in filosofia ed epistemologia, per cui si considerano tre forme di conoscenza:

  • conoscenza procedurale o conoscenza come competenza;
  • conoscenza come familiarità;
  • conoscenza teoretica o conoscenza come informazione corretta;

si declina la conoscenza tacita in altrettante forme:

  • conoscenza tacita come “informazione corretta” | conoscenza di tipo cognitivo (per esempio, l’uso di competenze linguistiche).
  • conoscenza tacita come “competenza” | conoscenza pratica o somatica, che guida i soggetti esperti nello svolgimento delle loro attività (si pensi al ‘tocco’ di un grande musicista);
  • conoscenza tacita come “familiarità” | conoscenza collettiva o ‘di sfondo’, ricollegabile al concetto di ‘background knowledge’, difficile o impossibile da codificare (convenzioni, norme implicite, valori e orientamenti).

Il chiarimento concettuale è una condizione necessaria, per elaborare una specifica policy a sostegno delle dinamiche innovative. Occorre infatti prima identificare a livello empirico quanto e come sia effettivamente codificabile una conoscenza, per poi prevedere mezzi adeguati per la sua comunicazione ed il suo trasferimento.
Sembra paradossale, ma la rilevanza economica delle conoscenza tacita collettiva come fattore cruciale per lo sviluppo di innovazioni, risiede proprio nella sua resistenza ad ogni tentativo di codificazione. Essendo difficilmente appropriabile e imitabile, può infatti rappresentare il valore aggiunto fondamentale all’interno dell’attuale contesto economico, in cui la concorrenza a livello globale rende sempre più difficile riuscire a preservare nel tempo le proprie fonti di vantaggio competitivo. In ambito economico, manageriale e organizzativo la conoscenza tacita collettiva di sfondo è una combinazione fluida di esperienza, di valori, d’informazioni contestuali e di competenza specialistica. Tale competenza risulta legata non solo ai documenti, ma anche alle procedure e ai processi organizzativi, alle pratiche e alle norme, al modo di produrre, di lavorare e d’interagire. Parafrasando Polanyi, nessun sistema di regole può prescrivere però la procedura con cui le regole stesse devono essere applicate. Significa che quando all’interno di un’organizzazione sono presenti forti divari culturali, sociali ed istituzionali, la mancanza di un comune patrimonio di conoscenze di sfondo rende difficile la produzione e la comunicazione di procedure innovative d’impatto dirompente, che implicherebbero un ripensamento globale di assetti sociali ed organizzativi consolidati. Per un’impresa che voglia essere innovativa, le risorse umane assumono dunque un ruolo centrale nella trasmissione di conoscenza tacita. Ma disporre di personale qualificato a sviluppare forme di transfer by head – per esempio mediante collaborazioni con centri di ricerca ed università – non è ancora sufficiente. Occorre fare in modo che le diverse forme di conoscenza tacita riescano a combinarsi tra loro, addentrandosi in modo sistematico in questioni legate a fattori istituzionali e sociali, cioè alle norme condivise, alle convenzioni, ai valori e alle aspettative che derivano dal condividere un quadro istituzionale comune. Solo attraverso questo necessario radicamento delle persone nel patrimonio di conoscenze tacite, sarà possibile alimentare dinamiche inclusive ed innovative e sviluppare nuove routine organizzative, che costituiscono l’elemento fondamentale per comprendere le traiettorie evolutive del cambiamento all’interno delle imprese e dei settori economici.


Alessia De Carli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *