Lo sguardo del futuro

Lo sguardo del futuro

Il futuro appartiene a coloro

che credono nella bellezza

dei propri sogni.

(Eleanor Roosevelt)

 

 

Futuro?!? Non esiste e ognuno di noi sa che se lo deve inventare!

Se va inventato, allora non è meglio inventarlo bello?

Tale per cui sentiamo che ne “vale la pena”? Tale per cui sentiamo che “ha un senso per noi”? Tale per cui ci avviciniamo a quello stato che ci dà il maggior benessere possibile, per noi e per gli altri.

E’ Sartre, il filosofo francese padre dell’esistenzialismo, a dichiarare che “l’uomo non è nient’altro che quello che progetta d’essere; egli non esiste che nella misura in cui si realizza; non è, dunque, nient’altro che l’insieme dei suoi atti, nient’altro che la sua vita”. (1)

Il nostro futuro quindi come costruzione, come realtà immaginata, progettata (dal latino pro-jèctus, azione del gettare avanti, da pro-jàcerepro, avanti e jàcere, gettare), come impegno a farsi lungo il viaggio.

Poiché nessuno di noi sa chi è in sé (non possiamo arrivare a conoscere la nostra origine), ma solo tramite la propria manifestazione: cioè tutto quello che pensiamo, proviamo, facciamo.

Ci formiamo tramite le idee e le azioni, così come si realizza un cesto intrecciando i vari giunchi. Ma a differenza del cesto, la nostra consistenza è più effimera, più precaria, dovendoci confermare continuamente attraverso il nostro agire.

Per questo siamo liberi, perché in ogni istante, pensiamo, immaginiamo, progettiamo; perché in ogni istante siamo la nostra scelta, la nostra decisione, anche se può sembrare che dipenda da altro o altri.

Il futuro quindi come nostra scelta consapevole di essere in un certo modo, di decidere che cosa vogliamo essere. Un guardare davanti a noi, con gli occhi della nostra immaginazione, il film che vogliamo interpretare, avendo ben chiara la storia, i personaggi e gli ambienti.

In ciò portiamo la responsabilità di ciò che facciamo, ed è per questo che nel coaching è così importante comprendere e condividere a fondo l’obiettivo del cliente. In quella scelta è in gioco un progetto di sé, un significato esistenziale.

Tutto ciò che noi vediamo davanti a noi, che non è presente, reale in termini concreti, è frutto della nostra immaginazione e fantasia… I nostri sogni ad occhi aperti… E sono questi sogni che ci muovono e ci cambiano.

Voglio chiudere l’articolo con una luminosa riflessione di Sant’Agostino: “Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa“. (2)

(1) Jean-Paul Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo, p. 55

(2) S. Agostino, Le Confessioni, Libro XI – dal Cap. 19


Mauro Pillan

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