Le competenze del professionista 3.0 – #1 Generative Thinking

Le competenze del professionista 3.0 – #1 Generative Thinking

APP predittive, mappe neuronali, esperienze sensoriali e immaginifiche: quali sono le tecniche per attivare, sviluppare e allenare il pensiero generativo? Oggi vi propongo un vademecum tutto personale, da leggere tutto d’un fiato (…ma tutto ragionato), delle azioni che ci consentono, senza neanche rendercene pienamente conto, di allenare le funzioni del cervello deputate alla generazione di idee… Pronti? Via…

  • Studiate temi non direttamente connessi con il proprio contesto professionale: incuriositevi di antropologia, filosofia, sociologia, micro-economia, semiotica comparata… e tutto quello che vi viene in mente;
  • Vivete esperienze extra-ordinarie: partecipate a eventi sui generis, provate sport improbabili (…in sicurezza), visitate periodicamente posti nuovi;
  • Iscrivetevi a gruppi di discussione web, meglio se internazionali: seguite le conversazioni, curiosate fra i contributi più stravaganti dei membri del gruppo;
  • Incontrate persone nuove e dense in grado di raccontare grandi storie, perché hanno vissuto grandi esperienze. Almeno una volta ogni tanto, date buca agli amici storici e partecipate ad una cena con persone che conoscete pochissimo o affatto. Le sorprese saranno garantite…
  • Non ripetetevi troppo: di fronte ad una soluzione che funziona, periodicamente, andate alla ricerca di un’alternativa (anche se più faticosa);
  • Dialogate con le vostre abitudini e stravolgetele: cambiate strada per andare al lavoro, riorganizzate i mobili dell’ufficio, comprate un quadro di uno stile diverso dagli altri o una pianta esotica;
  • Assaggiate cibi nuovi: sperimentate abbinamenti fra ingredienti diversi, creando piatti innovativi;
  • Disegnate: su carta, tramite APP, su tavoletta grafica, dove e come volete. Non perdete il gusto infantile del rappresentare seppure maldestramente le nostre immagini mentali;
  • Spegnete tutto, ogni tanto: TV, smartphone, PC, lavastoviglie, kindle… cercate di resistere qualche minuto senza avere led rossi che vi richiamano a fare qualcosa. Rimanete seduti su una poltrona a pensare. Questa è difficilissima. Bastano cinque minuti al giorno…
  • Passate del tempo con bambini: i propri, di amici, di parenti, al parco… Vedete come si comportano, osservateli nella loro ingenuità ragionata, studiate la relazione fra loro, mentre si divertono;
  • Passate del tempo con anziani: riacquistate per un momento la loro rilassatezza e gustate la saggezza scanzonata e disillusa con cui, spesso, guardano alle cose della vita;
  • Giocate: con quello che volete e come volete. Il gioco ci svela e ci rivela: quando giochiamo siamo naturali, spontanei, competitivi e orientati al successo… la migliore condizione per vivere e fare cose intelligenti;
  • Leggete: questa non è mia, Umberto Eco l’ha suggerita al nipote nella sua bellissima lettera di commiato. Leggere per non far spegnere o rallentare il cervello, leggere per curiosità, non solo per lavoro o per obbligo, leggere i fumetti, leggere le riviste più disparate, i libri di un genere che non amiamo, i libri scritti da chi ci sta antipatico. Siate onnivori, ci suggerisce Eco…
  • Ascoltate l’outsider: di fronte ad un dibattito sociale, politico, culturale, insomma di ogni tipo, andare alla ricerca del punto di vista contro-corrente. Non è necessario essere d’accordo o meno con l’outsider. Basta ascoltarlo e osservarlo mentre con forza espone e sostiene i suoi punti di vista. Ed è importante intercettare lo sguardo mentre lo fa…
  • Fate acquisti, non shopping: o meglio, sì certo, fate shopping quanto volete. Anche compulsivo. Ma lasciatevi qualche occasione da dedicare ad acquisti originali. Comprate oggetti di design (ce ne sono anche avvicinabili) con funzionalità e aspetto stravaganti, vezzi tecnologici dei quali piano piano scoprirete l’utilità e come funzionano, soluzioni micro-ecologiche per la casa… Fate acquisti intelligenti!
  • Create situazioni di felicità: (se potete) scegliete luoghi che vi fanno stare bene, persone che vi fanno stare bene, situazioni che vi fanno stare bene, cose da fare che vi fanno stare bene (se potete). Anche questa è difficilissima…
  • Non censuratevi: se non avete capito, chiedete. Se non siete d’accordo, parlate. Se avete una proposta, fatela. Se avete paura di quello che state per chiedere, dire e o fare: meglio. Vuol dire che dopo ne sarà valsa sicuramente la pena come piccolo afflato di coraggio. Fa bene alternare la quotidianità confortevole con piccole rivoluzioni coraggiose…
  • Studiate una lingua: l’apprendimento linguistico stimola ambiti del cervello connessi con la capacità creativa. Quando impariamo la grammatica o memorizziamo le parole di una nuova lingua, no di certo. Ma quando ci troviamo a formulare frasi pensandole nella nuova lingua, le nostre funzioni creative si attivano alla grande;
  • Prendete appunti: su carta, su tablet, su smartphone, sull’agenda, sulle mani. Ma non in testa. Non pensate di memorizzare le parole, le esperienze e le situazioni importanti: il nostro cervello è in overbooking informativo, non ce la fa a ricordare senza un’ancora visiva. Una parola, un segno grafico, un ghirigoro, meglio ancora se brutto come uno scarabocchio. Ma non disperdete i ricordi nell’aere, fermateli con un appunto. I grandi geni hanno preso e prendono continuamente appunti. Giuro…
  • Mangiate cibi dolci: il 95% delle persone che conosco sono a dieta. Spero che almeno il 5% delle persone che non lo sono, possano dare un minimo di credito a questa indicazione. Anche questa non è mia: lo zucchero fa miracoli, perché ha un rapporto molto stretto con gli ormoni. E gli ormoni hanno un’influenza abbastanza spiccata sul comportamento e, a volte, sulla pigrizia del nostro cervello;
  • Navigate senza meta: scegliete voi se in mare, per strada o sul web. Perdetevi. Non scherzo. Sbagliate strada per provare due sensazioni meravigliose: lasciarsi andare e ritrovarsi. Non voglio pensare alle sensazioni terribili che proverete di fronte ai rimproveri per essere arrivati tardi o stravolti. Lasciarsi andare: liberi, liberi, liberi. Ritrovarsi: energici, concreti e convinti. Un ossimoro in pratica. Ma gli ossimori sono creativi…
  • Imparate poesie a memoria: quand’è stata l’ultima volta che avete imparato una poesia a memoria? Credo non oltre la quinta elementare, al massimo alle medie. Bene, è il momento di esercitare la nostra capacità mnemonica, astrattiva e immaginifica. Perdetevi nei non sensi dei poeti contemporanei e cercate di memorizzare le loro parole magiche;
  • Andate al cinema, ma andateci in un certo modo: osservate l’opera creativa che è un film, attivate occhi paralleli che osservano le scenografie, i costumi, i dialoghi, la regia, la fotografia, tutto. Cercate di carpirne tutta la complessità creativa, immaginate di essere i protagonisti e pensate a quale finale avreste voluto vivere;
  • Cercatevi una persona di fiducia e fatevi dare feedback. Cattivi e Maniacali: su quello che dite, fate e non fate, su quello che pensate, su come vi comportate. Tutto questo stillicidio di auto-critica è utilissimo per fare manutenzione di sé e per cogliere l’attimo giusto, con la giusta motivazione, per levare le tende da una situazione confortevole e affacciarsi a una nuova finestra…  

… se dopo tutto questo non vi è venuta nessuna idea brillante, ammazzate il tempo canticchiando “incrocio le dita e mi bevo un caffè”.


Alessandra Della Pelle

Between (un po più di 35 anni, ma non diciamo quanto), due figli, un marito (molto paziente) e una passione smodata per Contatto Formazione (di cui sono socio fondatore e partner). Sono una donna imprenditore (con tutti i connessi oneri e onori), che porta la sua esperienza personale sul tema dell'inclusione (e della non inclusione) nei contesti professionali (e non solo). Sto lavorando da qualche anno allo sviluppo delle competenze (individuali e di relazione) di tipo social e digital del professionista 3.0, con gli occhi sempre aperti sul futuro e orientati alla generazione di novità. Per lavoro (in particolare) progetto e metto in pista format esperienziali (con in testa una priorità: la formazione e lo sviluppo delle persone). Ho un vizio: faccio un uso smodato delle parentesi (ma per me gli incisi nella vita sono importanti).

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