La posizione della gru

La posizione della gru

Il life coaching funziona: vi racconto perché

Ricordo la prima sessione tenuta nel ruolo di coach. Avevo appena concluso il master e superato l’esame di accreditamento: mi sentivo carica. Avevo attraversato tutta la città per raggiungere la mia prima ambita coachee. Non volevo sbagliare il colpo. Ero lucida e concentrata come una guerriera ninja. Iniziai la sessione con la rituale ouverture di presentazione, quando la coachee mi interruppe con sguardo dubbioso chiedendomi: Si va bene ma… questo coaching… funziona o no?”. 

In un attimo compresi come doveva essersi sentito l’omeopata al quale mi ero rivolta pochi giorni prima, avendogli posto una domanda molto simile sulla ‘presunta’ efficacia della sua medicina alternativa. E mi sembrò che l’atteggiamento della ragazza che avevo di fronte, fosse lo stesso che avevo avuto io nei confronti di un medico dal quale ci si aspetti una soluzione mediata da opercoli, gocce e altri merletti, purché immediatamente efficace. A differenza del mio omeopata (rimasto senza parole, dinanzi alla mia sfacciataggine), da spavalda neo-coach replicai con un’altra domanda: Che cosa pensi potrebbe accadere nella Tua vita, se il coaching funzionasse?”. 

Lei sorrise

(Yesss…)

Io ascoltai il suo silenzio misterioso e abitato da immagini bellissime.

Da quella prima sessione ad oggi, ho accolto spesso il dubbio delle persone verso la possibilità di migliorare la propria vita attraverso il coaching. Alcuni mi hanno raccontato, che dopo aver partecipato ad una o più sessioni, si sono poi allontanati dal coaching perché inefficace. Vale a dire che per loro non ha funzionato.

Il punto è che il coaching non è una medicina. Non guarisce il nostro pensiero, non altera le nostre emozioni, non ci rende più performanti nelle nostre attività.

Anzi. Non lo fa agendo come una polvere magica che si assume due volte al dì.

Il coaching può realmente portarci a correggere attivamente alcune distorsioni del pensiero, può modificare la risonanza che le nostre emozioni generano in noi, può innescare un processo di miglioramento delle nostre abilità. Può tutto questo, perché passa attraverso la nostra tensione verso il cambiamento e la consapevolezza. Il coaching si muove nel territorio dell’intenzionalità e della libertà di cominciare da se stessi, qualsiasi ‘cosa’ si voglia cominciare. Il coaching non entra nel merito del contenuto dei nostri desideri, ma attiva e sostiene il processo che ne consente la trasformazione in obiettivi.

Alcuni mi dicono, quando parlo loro del metodo del coaching, che sanno già come si fa, che basta avere le idee chiare e pianificare le proprie mete. Vero! Ci sono persone molto abili nel sapersi dare obiettivi e trovare strategie per raggiungerli. A loro il coaching potrebbe essere utile per raggiungere l’eccellenza, qualora lo desiderassero.

Può accadere però a chiunque di ritrovarsi a vivere con la sensazione di navigare a vista, di essere pervasi da un generico senso di insoddisfazione e talvolta di sfiducia. Di avere molte idee buone, senza riuscire a ‘metterle a terra’. Di desiderare d’essere in un altro luogo, con altri colleghi, in compagnia di amici diversi, in un’interminabile sequenza di irraggiungibili altrove.

Quando si ravvisa la necessità di fare chiarezza in se stessi, di sbrogliare matasse di pensieri, di cercare con urgenza un significato che sorregga le nostre azioni, allora ecco che un percorso di life coaching può davvero portare una schiarita, liberare coltri di polvere dai desideri accantonati, generare un movimento che conduce verso la scoperta delle risorse che sostengono il nostro benessere. Talvolta è sufficiente una sessione per ristabilire il giusto allineamento tra i nostri pensieri e le nostre azioni. Ed è questa coerenza che nutre la consapevolezza e ci rende liberi di affrontare ogni giornata con il vigore di chi stima e apprezza profondamente le sue stesse scelte.

E’ importante. E’ della nostra vita che stiamo parlando: un evento unico che possiamo progressivamente connotare con il nostro stile e con la nostra originalità, rendendolo un abito il più possibile ‘su misura’.

Questo coaching dunque… funziona o no?

Sì. Funziona nella misura in cui assumiamo l’impegno di trasformare una decisione in azione.

Funziona perché – a ben vedere – le risposte che diamo alle domande potenti di un coach, sono già potenziali soluzioni al nostro problema. Se ci dedichiamo con passione all’opportunità di dar corpo e sostanza alle parole, lasciandoci condurre dalla nostra stessa ragione, arriveremo proprio dove desideriamo.

In conclusione, mi sembra doveroso raccontarvi se sono poi tornata dall’omeopata.

No. Non ne ho avuto più bisogno. Il disagio fisico che mi aveva condotto presso il suo studio, si risolse grazie ad una sessione di coaching. Ebbene, in quella sessione mi diedi come obiettivo la ripresa di una assidua attività sportiva. Di lì a poco superai tutto grazie al mio amico Pilates.

La posizione della gru che vedete nell’immagine, è il mio obiettivo per il 2016. Ci vorrà molto esercizio, molta concentrazione. Per riuscirci dovrò trovare la mia strategia per individuare il giusto rapporto tra forza, resistenza ed equilibrio, mantenendo un controllo fluido e costante del mio baricentro.

Facile, vero?

Se questa è una metafora, allora io credo di avere proprio bisogno di un bravo coach 🙂

A presto e buon coaching a tutti 🙂


Alessia De Carli

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