Resilience

Resilience

Innescare e potenziare la resilience per vivere la post-modernità liquida. Questa è uno fra i principali obiettivi di chi lavora a stretto contatto con le organizzazioni ma, soprattutto, con le persone…

Vivere nella post-modernità richiede una riflessione di contesto: se non si comprende il “mondo”, se non si apre lo sguardo su ciò che ci circonda, il rischio è quello di non riuscire a comprendere lo scenario e le sue istanze verso l’individuo e le organizzazioni.

Interessante è l’analisi di Zygmunt Bauman nel suo libro “Modernità liquida” (Bauman, 2006): l’epoca che stiamo vivendo è contraddistinta da una forma liquida nella quale non è possibile avere una chiara e ferma visione della propria destinazione. Essere post-moderni significa divenire, fluire in un mondo nel quale il cambiamento continuo diventa la costante. La flessibilità è subentrata alla solidità come stato ideale delle cose e delle relazioni.

Mentre prima il cambiamento era vissuto ed affrontato come un imprevisto, ora è costante. Sono cambiate le relazioni, i valori, le modalità di comunicazione, ed è cambiato il modo in cui le persone pensano e costruiscono il proprio presente ed il proprio futuro. L’uomo post-moderno deve fronteggiare una nuova complessità: fare un vero e proprio salto di paradigma da una concezione che contrappone in modo antitetico cambiamento e continuità a quella che vede tali termini integrati ed integrabili. In una parola fluidi.

Questa fluidità può essere letta come “trauma” post-moderno?

Se è vero che il trauma si definisce come “il risultato di un evento o di una serie di eventi che rendono l’individuo temporaneamente inerme”. E se pensiamo che la società attuale è caratterizzata dalla “dematerializzazione” dei rapporti professionali e privati a causa di eventi come la perdita di lavoro, l’interruzione di legami familiari, la necessità di abbandonare le proprie radici e emigrare all’estero … possiamo allora trovare un nesso logico.

Quale ruolo possono quindi assumere i professionisti che lavorano con le organizzazioni e con le persone? Un obiettivo prioritario è quello collegato allo sviluppo della resilience, o capacità di resilienza, organizzativa e personale. In psicologia, la resilience è la capacità dell’uomo di affrontare le avversità della vita, superarle ed uscirne rinforzato positivamente. Ma perché di fronte ad situazioni critiche simili, più individui reagiscono secondo modalità differenti? Quali sono le risorse messe in campo?

Dalla overview di Elena Malaguti in “Costruire la resilienza” (Cyrulnik Boris, Malaguti Elena, 2005) sulle diverse interpretazioni del concetto, risulta evidente come la capacità di resilienza sia influenzata dall’interazione tra la persona e l’ambiente sociale nel quale è inserita. Tanto più l’individuo è in grado di attingere a risorse personali (autoefficacia) e far affidamento su risorse date dalla rete sociale di riferimento (network), tanto più allora potrà sviluppare un atteggiamento resiliente di fronte a situazioni critiche.

Gli interventi sulle persone nelle organizzazioni devono allora agire secondo tre driver di sviluppo: accrescere la capacità di leggere e comprendere la realtà, al di là degli stereotipi e delle proiezioni personali, recuperarepotere d’azione” sugli eventi presenti e futuri, in primis attraverso l’auto-controllo, e attivare reti sociali, in grado di dare sostegno nei momenti di criticità.

In sintesi. Lavorare sulla resilienza significa sostenere la capacità delle persone di “far fronte” in modo costruttivo e funzionale alle difficoltà, secondo una prospettiva che nutra la dimensione individuale e sociale della Fiducia.

 

Fiducia di potercela fare, di riuscire a trovare la soluzione, fiducia in sé e negli altri. Una fiducia motivata ed intelligente, fondata sulla consapevolezza di sé, dei propri limiti e del proprio funzionamento, sulla capacità di comprendere le esperienze, dando loro un significato coerente con i propri valori. Fiducia nel potere personale di agire attivamente sugli eventi.

Fiducia come antidoto al rischio di cedere ad una sensazione di impotenza appresa, nella quale il destino, il fato e gli altri diventano il deus ex machina dell’esistenza personale.


Alessandra Matere

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