via GIPHY

Il Paradosso del cambiamento

Riflessioni a voce alta

 

A.A.A. cercasi interruttore!!! 

Vi domanderete… Quale? E per fare cosa?

Naturalmente mi riferisco a quello “magico”… quello che permette di modificare le cose di noi che non ci piacciono più! Quell’unico interruttore in grado di farci fare il “clic” necessario a non ricadere nei “soliti” errori. Quel “pulsante” per mettere in OFF certi comportamenti, atteggiamenti, visioni… insomma quel “qualcosa” che ci consenta di lasciarci alle spalle tutto quello che sentiamo di non volere più nella nostra vita.

Ma gli interruttori del cambiamento sono davvero molto strani. Si nascondono nei posti più insoliti… proprio lì dove non ci verrebbe mai in mente di cercarli!

Proverò a dare senso a queste mie insensate parole attraverso tre citazioni di un grande maestro: Carl Rogers, psicoterapeuta statunitense fondatore dell’Approccio centrato sulla persona:

  1. “Percepire un aspetto nuovo di Se stessi è il primo passo verso il cambiamento” – ogni processo di cambiamento parte da una maggiore consapevolezza di noi stessi, del nostro modo di funzionare e dei bisogni che ci guidano. Ok… ma se quello che scopriamo non ci piace? Nessuna fretta… intanto abbiamo superato il primo livello, ora passiamo al successivo;
  2. “Esiste un curioso paradosso: quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare” – Eh si… accettare le parti di noi che meno ci piacciono significa darci la libertà di “essere noi”, al di là dei “devo” o dei “dovrei”… significa dirci “ok questo sono io!” andando oltre l’immagine ideale e idealizzata che spesso ci intrappola e che non ci permette di vederci per quello che siamo. E questo genera un “movimento” che ci libera dai vecchi schemi e ci dà la possibilità di trovarne altri più coerenti con il nostro nuovo concetto di noi;
  3. “Quel che sono è sufficiente solo se riesco ad esserlo” – questa è la vera sfida e non solo la mèta, l’obiettivo verso cui tendere. Ma quanto è difficile a volte dirselo…

Insomma il cambiamento in 3 mosse è davvero un impegno personale, perché ha a che fare con l’accettazione di noi e con il giudice interno che ci porta spesso ad essere i più severi censori di noi stessi… una sfida non semplice. Lo so perché nella mia vita mi è capitato spesso di cercare e ricercare… e ricercare ancora quegli interruttori di cui parlavo all’inizio di questa riflessione. E poi?… proprio quando smettevo di affannarmi succedeva che qualcosa era cambiato in me. Quando? Come? Cosa avevo fatto? Mah… difficile dirlo. Probabilmente era semplicemente il momento giusto per me, per essere sempre più ME.

E a voi… è mai successo?


Alessandra Matere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *