Il coraggio di attivare la propria Generative Capacity

Il coraggio di attivare la propria Generative Capacity

Vuoi attivare la tua Generative Capacity? Vai a caccia di idee. Non accontentarti di esperienze note. Cerca le alternative. Incontra persone nuove. Esplora posti che non conosci. Attiva i dubbi. Abbi il coraggio di creare soluzioni che non esistono ancora …

Di Generative Capacity o Abilità generativa si parla già da un po’ e in diversi ambiti. Ma mai come ora, in questo momento di mercato e sociale, si rivela essere uno dei driver chiave per vivere meglio.

In ambito linguistico, la capacità generativa umana trasforma la i-lingua in e-lingua. La prima fa riferimento al linguaggio che utilizziamo per comunicare, la seconda all’insieme di significati nuovi che siamo in grado di creare, esprimere e condividere attraverso il linguaggio stesso. In altre parole, il nostro cervello è limitato, nonostante questo gli esseri umani possono generare e comprendere un’infinita quantità di concetti. L’abilità generativa affonda quindi le radici in una dimensione biologico-mentale, profonda, dell’essere umano.

Parallelamente, la teoria sociale-cognitiva sull’agency, o agentività umana, afferma che l’uomo è dotato della facoltà di far accadere le cose, di intervenire sulla realtà, quindi di esercitare un potere causale. Questo vuol dire che l’individuo è in grado di generare azioni mirate al raggiungimento di determinati obiettivi, sulla base della sua convinzione interna di essere in grado di raggiungerli. Tradotto: se siamo convinti di farcela, è più probabile che ce la faremo davvero. Il concetto di auto-efficacia è l’espressione comportamentale dell’abilità generativa. Infatti per potenziare il proprio senso di auto-efficacia bisogna risalire ad una convinzione interna, appunto mentale, di poter esercitare attivamente influenza sugli eventi della propria vita.

D’altro canto, in ambito organizzativo, è sempre più diffuso il concetto di Appreciative Inquiry, inteso come la focalizzazione sul positivo, sulla possibilità di trovare una soluzione nuova, sull’opportunità dell’individuo che ne è parte di essere proprio colui che la genera. Concentrarsi sul positivo non significa quindi solo allenarsi ad esercitare il pensiero positivo, ma vuol dire sostenere lo sviluppo di capacità generative nelle persone, nei gruppi e nelle organizzazioni.

A questo punto, è quasi ovvio. La formazione e gli interventi di sviluppo rivolti alle persone devono avere un approccio generativo. Mai come oggi, gli individui si trovano di fronte a sfide personali e professionali che impongono loro lo sviluppo di una profonda generatività. Il mercato, l’azienda, la famiglia, il network sociale di cui facciamo parte ci pongono spesso in situazioni estremamente stressanti, che producono disorientamento e disagio e anche il senso di impotenza, legato alla sensazione di non essere in grado di far fronte e dare riposte efficaci. Un intervento sulla capacità generativa deve lavorare proprio sul desiderio di rispondere, di dire la propria, di proporre la soluzione, di apportare la novità, di innescare un cambiamento, di generare qualcosa “che non esiste”.

L’aspetto principale è questo: soddisfare il desiderio di rispondere genera benessere, oltre che sviluppo personale. In letteratura, questo tipo di benessere si definisce eudaimonico, in quanto strettamente connesso alla realizzazione del potenziale umano e alla sua crescita armonica.

La riflessione finale è che oggi non è sufficiente acquisire competenze nuove, se non si accede alla propria sfera profonda, alla propria domanda di significato interiore, alle motivazioni più interne. Le capacità generative sono quelle che conducono a re-inventare soluzioni nuove, creative ed inattese e a sviluppare nuove opzioni di comportamento, per il cambiamento ed il miglioramento personale e professionale, a livello individuale, di ruolo e organizzativo.

Per sviluppare la propria capacità generativa, è però necessario attivare il coraggio consapevole di scegliere percorsi meno ovvi e meno certi e di avventurarsi verso scenari nuovi, potenzialmente rischiosi… ma allo stesso modo potenzialmente appaganti.

Creare fa bene.


Alessandra Della Pelle

Between (un po più di 35 anni, ma non diciamo quanto), due figli, un marito (molto paziente) e una passione smodata per Contatto Formazione (di cui sono socio fondatore e partner). Sono una donna imprenditore (con tutti i connessi oneri e onori), che porta la sua esperienza personale sul tema dell'inclusione (e della non inclusione) nei contesti professionali (e non solo). Sto lavorando da qualche anno allo sviluppo delle competenze (individuali e di relazione) di tipo social e digital del professionista 3.0, con gli occhi sempre aperti sul futuro e orientati alla generazione di novità. Per lavoro (in particolare) progetto e metto in pista format esperienziali (con in testa una priorità: la formazione e lo sviluppo delle persone). Ho un vizio: faccio un uso smodato delle parentesi (ma per me gli incisi nella vita sono importanti).

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