Domani nella battaglia pensa a me

Domani nella battaglia pensa a me

Lorenza, Paola e Maddalena. Tre storie con un lieto fine: la speranza!

Tutto inizia all’improvviso in una libreria di Avezzano. Sono alla ricerca di un nuovo libro da acquistare e l’occhio cade sul titolo insolito, ma affatto banale, dell’ultimo capolavoro dello scrittore madrileno Javier Marìas: “Domani nella battaglia pensa a me”.

Un guerriero con l’armatura in ferro è il protagonista solitario della copertina.

Mi addentro nella lettura. Proprio così, A D D E N T R O, perché scorrere le pagine di Marìas significa avventurarsi nei sentimenti, nei pensieri e nello stato d’animo dei personaggi che abitano le trame dei suoi racconti. Già dalle prime righe, l’autore dichiara la fonte d’ispirazione per il titolo, ovvero le parole con cui il fantasma della regina Anna, nel Riccardo III di Shakespeare, scaglia la maledizione sul Re che l’ha fatta uccidere. Allo stesso tempo, Javier chiarisce che il suo racconto non ha nessun collegamento con la trama di Shakespeare, bensì ha solo preso in prestito delle parole, per farle diventare un titolo.

Anch’io per scrivere questo articolo ho deciso di prendere in prestito il titolo del libro di Marìas e le storie di 3 donne che hanno intrapreso una battaglia, con in comune un filo rosso che attraversa le loro vite e le intreccia verso un finale di speranza!

 

I Storia – Lorenza

Autobus Monreale-Palermo 

Dopo un’incantevole visita al Duomo di Monreale, da molti definito come uno dei pochi templi al mondo, in cui l’arte riesce ad entrare in sintonia con il cuore dell’uomo, salgo sull’autobus per tornare a Palermo.

Scelgo un posto vicino al finestrino, in modo da proseguire l’esplorazione visiva di quei luoghi splendidi… il sedile accanto a me è vuoto. Stiamo per partire. Ecco arrivare di corsa una signora con un cappello di lana rosso dall’area simpatica. Si siede accanto a me.

L’autista chiude le porte. Iniziamo la discesa verso il capoluogo siculo.

Signorina, io non ne posso più.

Distolgo lo sguardo dal panorama e mi giro verso la signora che si è seduta accanto a me

Scusi, dice a me?

Sì. La mia vita è tutta una corsa. Faccio questa tratta ogni giorno e per me è un grande sacrificio. Ma l’amore che nutro verso i bambini, mi dà la forza per superare le difficoltà di un mestiere complicato come il mio.

Ascolto la signora, anche se ancora non ho ben chiaro che cosa vuole dirmi, chi è e come si chiama. Per il momento la curiosità è abbastanza per approfondire la sua conoscenza.

Le chiedo

Che lavoro fa?

Da 20 anni sono infermiera nel reparto di pediatria dell’Ospedale di Palermo. Ne ho visti tanti di bambini soffrire e di genitori affranti dal dolore, disposti a fare qualsiasi cosa pur di vedere i loro figli guarire. Ma ciò che mi fa più male, è sapere che queste persone non hanno un sistema sanitario che li supporti. Quando devo chiedere loro di portarsi da casa le garze, il disinfettante o le siringhe, perché nel nostro reparto non arrivano più le scorte da non si sa quanto tempo, in quel momento, avverto un forte senso di sconforto e di solitudine. Ma non lascio che sia il degrado a vincere, il sorriso di quei bambini per me è impagabile e mi dà la forza ogni giorno per offrire loro una speranza!

La battaglia di Lorenza, è metafora di un coraggio quasi eroico. Coraggio inteso anche come capacità di saper stare vicino a chi è in difficoltà. Vedere una persona che nonostante tutto riesce a farcela, quell’Io posso, diventa contagioso.

 

II storia – Paola

Villetta della Misericordia

Come ogni sera, alle 19 inizia la distribuzione dei pasti ai senza tetto, che preferisco chiamare Amici di strada. Dai grandi container rossi, escono fumanti cibi caldi, che accompagnano le serate di tante persone che hanno perso tutto nella loro vita, ma tengono alta l’umiltà d’animo.

Chi viene a misurarmi la glicemia?

Ecco, è arrivata la nostra amica di strada Paola. Esordisce sempre così al suo ingresso alla Villetta. Ogni sera, prima di sedersi a tavola, il solito rituale della misurazione del diabete.

Vieni Paola, stasera ci sono io

La invito a sedersi nella stanza dell’infermeria e scambiamo due chiacchiere su come è andata la giornata.

Sai Maria Rosaria, il pomeriggio è davvero lungo da far passare, quando vivi per strada. Sembra come se l’orologio si fosse fermato. Non arrivano mai le 19 per venire qui alla Villetta e stare un po’ in vostra compagnia.

Un matrimonio andato male, una mamma assente, un papà mai conosciuto. Paola ogni giorno si pone lo stesso interrogativo: cosa accadrà? Cosa ne sarà di me? 

Vive per strada da 20 anni. La sua è una storia, che purtroppo si inserisce nel grande libro degli invisibili, di coloro che a forza di restare in silenzio, hanno perso la voce dei diritti e del rispetto.

La battaglia di Paola è piena di tenerezza, quella virtù che consente di riscoprire la semplicità delle cose. Qualcuno diceva che essere semplici rende potenti, perché denota una grande bontà d’animo, apertura verso l’altro e inclusione di chi è percepito come diverso da noi. Mettere in pratica atti di tenerezza, significa liberarsi dal pregiudizio e sentirsi liberi di provare e condividere emozioni vere.

 

III Storia – Maddalena 

17 Settembre

Ultima di 3 figlie femmine, sono venuta al mondo in un Ospedale su via Cassia. Tra la gioia di tutti coloro che erano lì quella domenica, per accogliere il mio arrivo, la persona che più di ogni altra mi stava aspettando era mia mamma Maddalena. Difficile scrivere la storia della propria madre. Soprattutto se la donna in questione è una persona tutta d’un pezzo, una solida certezza, un cuore sempre aperto a dare e ricevere amore, ma anche una gran testa dura e orgogliosa!

Segui la tua libertà e non dimenticare mai di goderti la vita

il suo mantra, che risuona nelle mie orecchie ogni volta che inciampo negli ostacoli lungo il mio cammino.

Sempre orientata all’azione e a trovare soluzioni: due caratteristiche chiave che è riuscita a mettere in campo anche, e soprattutto, quando all’improvviso ha dovuto gestire la disabilità grave di suo marito, che è anche mio padre.

Sii più forte della tentazione di cedere alle difficoltà

è così che mi ha insegnato ad andare oltre e a non perdere di vista i miei obiettivi. Maddalena è una mamma e una persona capace di rimane salda, di guardare sempre in avanti e soprattutto di fronte ai grandi drammi della vita, lei non perde mai la speranza.

La battaglia di Maddalena, porta il nome della resilienza. Quella capacità impagabile di persistere nel raggiungimento degli obiettivi, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà che si incontrano. La parola resilienza, non a caso, deriva dalla metallurgia e indica la capacità di un metallo a resistere alle forze che gli vengono opposte. Per un metallo e per le persone, la resilienza rappresenta il contrario della fragilità.

Ringrazio Lorenza, Paola, Maddalena e tutte le altre persone che hanno scelto di sedersi accanto a me e percorrere un pezzo di strada insieme. Una strada, che poi è la vita – in cui non sempre le cose sono facili – spesso è diversa da come pensavamo: anche noi ci ritroviamo a volte a vestire abiti che non abbiamo scelto e che non vediamo l’ora di toglierci.

Tuttavia, voglio pensare che “domani nella battaglia pensa a me” significhi coraggio, tenerezza e resilienza. 

La morte, la vita, la battaglia come metafora dei ricordi, ma anche dei rimpianti che rimangono nel petto di chi non se ne va, ma sceglie di rimanere e resistere!


Maria Rosaria Pagliaroli

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