C’era una volta… Le fiabe come “veicolo” di trasmissione dei Valori. Verso un’analisi etno-antropologica della motivazione al successo

C’era una volta… Le fiabe come “veicolo” di trasmissione dei Valori. Verso un’analisi etno-antropologica della motivazione al successo

Hai mai pensato a come le fiabe che i nostri genitori ci hanno raccontato da bambini hanno influenzato il nostro modo di essere da adulti? Perché in alcuni paesi le persone sono più orientate alla ricerca del successo, in altri meno? I modelli che ci sono stati trasmessi condizionano la nostra motivazione al lavoro?

Una risposta interessante a questi interrogativi ce l’ha fornita lo psicologo del lavoro e antropologo americano David Mc Clelland (1917-1998) che in uno dei suoi libri più importanti The Achieving Society ha lasciato un interessante contributo sul tema della motivazione in azienda, illustrando come i modelli culturali ed educativi dell’infanzia esercitino un’influenza significativa sui modelli di comportamento in età adulta.

In particolare, sul tema della motivazione al successo, Mc Clelland si è concentrato nell’analisi di uno specifico universo: l’educazione infantile. La sua ipotesi in sintesi: la costruzione e la diffusione di una cultura che prevede la propensione verso la realizzazione sociale ed economica possono essere messe in relazione con un inconscio collettivo influenzato da narrazioni e favole per bambini esaltanti i valori della realizzazione e del successo.

L’antropologo ha analizzato infatti le differenze tra le fiabe dei paesi anglosassoni e quelle dei paesi mediterranei. Nei primi, predominano le fiabe in cui il bambino affronta con successo la vita ed è autonomo (iniziativa personale e auto realizzazione), sul modello di Peter Pan. Nei secondi, al contrario, prevale una tipologia di fiaba in cui il bambino può essere facile preda di un mondo ingannevole e pericoloso: sarà salvo solo tornando a casa (obbedienza e attaccamento alla famiglia), sul modello di Pinocchio.

Da queste due differenti “radici”, le persone cresciute nel primo ambiente sviluppano una propensione all’autonomia, nel secondo invece riproducono un modello poco propenso al rischio e al cambiamento. Attraverso i suoi studi sulle fiabe, McClelland ha voluto mettere in evidenza come esse rappresentino un vero e proprio veicolo valoriale, tramite il quale la generazione dei genitori influenza i propri figli, permeandone e condizionandone così il loro futuro sviluppo.

Quindi? Fare un’analisi etno-antropologica della motivazione a lavoro vuol dire comprendere le specificità di un individuo, e del suo peculiare contesto culturale di appartenenza, ricercando gli elementi che lo “incentivano” o che al contrario lo “disincentivano”, certamente influenzati dal modello valoriale acquisito durante l’infanzia, anche attraverso le fiabe.

Tali tematiche riconducono inevitabilmente alla necessità di conoscere le differenze valoriali e culturali per comprendere appieno l’identità del singolo, in una prospettiva di diversity management, priorità sempre più sentita nei contesti organizzativi.

… e vissero felici e contenti


Maria Rosaria Pagliaroli

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