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Il primo pranzo di lavoro… no panic!

Mangiare con qualcuno che non si conosce può influenzare profondamente i rapporti interpersonali. Che cosa fare durante un pranzo di lavoro? Tutte le regole per non sbagliare.

 

Francesca è la mia musa ispiratrice…

Chi è Francesca?

Un brillante ingegnere, da poco entrata a far parte di un’importante multinazionale. Le è stato assegnato un progetto molto sfidante, per un cliente strategico. Qualche giorno fa il suo capo le ha comunicato che, la prossima settimana, incontreranno il cliente a pranzo, per consolidare la relazione e parlare d’affari. Ha chiesto inoltre a Francesca, di essere lei ad illustrare come verrà sviluppato il progetto.

Come pensate abbia accolto la bella notizia, Francesca?

Immaginate di leggere, nella nuvoletta sopra la sua testa, i pensieri che le passano per la mente…

Il mio primo invito ad un pranzo di lavoro wow! Sono eccitata… quasi come se fosse un primo appuntamento…

Ecco, compare subito il secondo pensiero…

Come dovrò comportarmi? Ci sono delle cose che devo fare o errori che non devo assolutamente commettere? A che punto del pranzo potrò cominciare a parlare del progetto?…
Non posso correre il rischio di sporcarmi… devo stare attenta a cosa ordinerò! Sono un po’ preoccupata, non vorrei fare una brutta figura con il cliente e con il mio capo…

Come darle torto…

Mangiare con qualcuno che non si conosce, può influenzare profondamente i rapporti interpersonali. Nell’atto del mangiare c’è un eccesso di comunicazione e quando viene compiuto davanti ad altri può caricarsi di messaggi, simboli e rivelazioni.

Sono andata indietro nel tempo, all’inizio della mia carriera professionale, quando, come Francesca, mi sono ritrovata a dover affrontare situazioni sociali rispetto alle quali mi sono venuti dubbi su come comportarmi.

Vi ricordate l’agitazione e il disagio di Miss Vivian (Giulia Roberts) durante la cena d’affari, nel famoso film Pretty woman?
In quei momenti pensavo: “Ci vorrebbe un bel manuale di etiquette, un prezioso trattato di galateo, come ansiolitico!”.

Con l’esperienza, ho imparato a capire che cosa funziona e che cosa proprio non va; ho approfondito lo studio dei Galatei, fonti preziose, ricche di informazioni sulle relazioni sociali, sulla socialità, sui diversi modelli di comportamento.
Credo che conoscere le buone maniere e saperle usare nei momenti opportuni aiuti a sentirsi sicuri di sé, affrancati dall’angoscia del “cosa posso dire?”, “come devo comportarmi?”, “sarò vestito/a in modo adatto?

A me è servito molto.

Ecco perché ho pensato di scrivere questo articolo… per offrire a Francesca e ai tanti giovani come lei, qualche consiglio per destreggiarsi con maggiore sicurezza durante il primo pranzo di lavoro.

Francesca: “No panic”!

Basta seguire alcune regole base del Galateo su come mangiare, per fare bella figura in qualsiasi occasione, dalla più informale alla cena di gala.

Prima regola

Evitare tutti gli “eccessi”: parlare troppo, ridere, sorridere eccessivamente. Memorabile è la scena del film Il gattopardo, in cui Angelica, invitata per la prima volta a pranzo dal principe di Salina, ascoltando gli audaci racconti “garibaldini” di Tancredi, ride di gusto, mentre le brave signorine di Salina la guardano scandalizzate ed esterrefatte.
Nella storia lo stereotipo di un “popolo” festoso e senza inibizioni si accompagnava sempre a quello di donne “diavolesse tentatrici”.

Ahimè, duole dirlo, ma nel mondo del lavoro regnano ancora molti pregiudizi sulle donne. Per questo motivo, è opportuno prestare la massima attenzione a tutti quei segnali non verbali che possono indurre il nostro interlocutore ad interpretazioni fuorvianti.

Seconda regola

Riservare l’augurio buon appetito a quelle occasioni amicali, più familiari e festose. Secondo il Galateo, augurare buon appetito sarebbe sconveniente, poiché originariamente per gli aristocratici la tavola era un’occasione per conversare e creare alleanze, e il cibo era solo un contorno piacevole alla conversazione.

Terza regola

Stare composta: quante volte, da bambina, ti sarai sentita ripetere questa frase dai tuoi genitori? Immagino tante. Assumere una postura composta a tavola, si traduce praticamente in: schiena dritta, gomiti sempre accostati al corpo, mai appoggiati sul tavolo, mani mai abbandonate in grembo, né agitate sotto il naso del vicino di tavolo. Il tutto va fatto con naturalezza, per non correre il rischio di apparire ingessati.

Quarta regola

Sistemare correttamente le posate, se si interrompe il pasto per conversare. Le posate vanno poste nel piatto, non incrociate, con il manico sul bordo. Per comunicare al cameriere che si è terminato, basta metterle parallele sul piatto, con i manici rivolti verso il commensale.
Parlando di posate, vorrei focalizzare l’attenzione dei giovani manager sul cellulare. Starete pensando cosa c’entra il cellulare con le posate? C’entra, c’entra… spesso lo si lascia sul tavolo, come se fosse una posata! Occhio! Va rigorosamente tenuto in tasca e silenziato!

Quinta regola

Mettersi d’accordo tra forchetta e bocca: incontrarsi a metà strada, evitare di tenere una posizione curva e troppo vicina al piatto.

Vogliamo parlare del tovagliolo?
Appena ci si siede, il tovagliolo va aperto e messo sulle ginocchia, in modo da utilizzarlo quando necessario. Alla fine del pasto, non si ripiega il tovagliolo, ma lo si appoggia alla sinistra del piatto prima di alzarsi. È inutile dirlo: mai usarlo come scudo per proteggersi dallo schizzo di sugo! Piuttosto, non ordinate gli spaghetti, anche se sono la vostra pasta preferita!

Diamo un’occhiata veloce al bicchiere

È buona cosa non lasciare sbavature di rossetto sui bicchieri. A tal proposito, un suggerimento che darei a Francesca e alle business women è “less is better”: la sobrietà nel trucco e nell’abbigliamento influenza la valutazione di professionalità. Ritornando al bicchiere, non va mai alzato verso chi ci sta versando da bere.

Qualcosa che può generare imbarazzo

Come gestire con eleganza i noccioli della frutta o le parti di scarto inavvertitamente messe in bocca? Seguendo questa semplice regola: tutto quello che si porta alla bocca con la mano (per esempio la ciliegia), si rimette nel piatto con la mano; quello che si porta alla bocca con il cucchiaio (per esempio prugna cotta con nocciolo), si rimette nel piatto con il cucchiaio.

Un ultimo importante suggerimento per Francesca: qual è il momento migliore per parlare di lavoro?

Riuscire a gestire la conversazione tra le varie portate e rispettare il ritmo del pranzo diventa fondamentale, per potersi concentrare sul proprio interlocutore e scambiare informazioni che favoriscono la conoscenza reciproca. Il momento migliore per parlare di business è alla fine del pasto. Ovviamente questo suggerimento va seguito con flessibilità, qualora sia il cliente ad introdurre l’argomento nel corso del pranzo. Altra cosa da tener presente, è che siamo al ristorante e non in ufficio, quindi non usiamo il tavolo come una scrivania.

Concluderei dicendo, che il fine di un pranzo di lavoro non è quello di nutrirsi, ma quello di migliorare la conoscenza del nostro cliente e guadagnarsi il riconoscimento sociale e professionale.

Un’ultima cosa: se leggendo l’articolo vi vengono in mente situazioni conviviali, in cui siete stati assaliti dal dubbio di cosa fare o non fare, scrivetemi, proverò a dare una risposta ai vostri dilemmi!

 

 

Foto: <a href=’https://it.123rf.com/profile_zzooby’>zzooby / 123RF Archivio Fotografico</a>

Adriana De Pasquale

Senior Coach & Trainer, Consulente di Business Etiquette e Impression Management. Esperta di comunicazione e relazioni interpersonali, aiuto persone e gruppi aziendali a sviluppare risorse e talenti, a mettere a fuoco gli obiettivi di crescita e cambiamento e a costruire relazioni di successo personali e professionali. Ho maturato un’esperienza aziendale pluriventennale, di cui 10 anni nel Gruppo Finmeccanica, occupandomi della realizzazione di progetti finalizzati allo sviluppo delle competenze manageriali e relazionali. Il senso del mio lavoro è quello di favorire l’espressione massima della “presence” delle persone, rendendole consapevoli dei comportamenti che influenzano la percezione degli altri, creano impatto e favoriscono il loro successo. Il mio motto: "Produrre un cambiamento positivo e renderlo visibile" Il mio stile: un atteggiamento sfidante, ma empatico nel coinvolgere i miei clienti in un percorso mirato e stimolante.

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