6 mesi con l’Apple Watch al polso

6 mesi con l’Apple Watch al polso

Allenarsi alla saggezza digitale, restando sempre connessi, anche in aula

 

Circa 6 mesi fa ero in ufficio con il mio socio Marco e come sempre eravamo indaffarati a parlare di strategie, clienti, offerte commerciali, cash flow, che cosa fare, che cosa non fare… Insomma, stanchi e annoiati di parlare sempre delle solite cose. All’improvviso… Eureka! L’Apple Store di Porta di Roma! Ecco il luogo giusto per fare un giro, mangiare e soprattutto vedere il nuovo Apple Watch, uscito il 26 giugno in Italia. Andiamo. Entriamo, curiosiamo, chiediamo. Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le tasche. Ci appare subito ottima la selezione dei cinturini. Scegliamo l’Apple Watch Sport: cinturino nero, costo intorno ai 400 euro. Il GENIUS della Apple apre la scatola, prende l’orologio, lo mette al mio polso e lo sincronizza con il mio iPhone. 

Per la prima volta indosso una wearable technology. E adesso che ci faccio? Sono uno dei 3,6 milioni nel mondo che, secondo il Financial Times, hanno acquistato un Apple Watch. Le prime impressioni? Metterlo al polso non mi ha creato particolari fastidi, è stato come mettere un normale orologio: vale a dire, che non ci si sente diretti verso Giove sulla Discovery One governata da un supercomputer chiamato HAL 9000 😀

Torniamo in ufficio. Metto l’Apple Watch in carica: una sorta di ritorno al passato, dunque, agli orologi analogici o addirittura con il caricamento a mano. Chiudo la parentesi vintage, ora la preoccupazione è subito diretta alla durata della batteria. E devo dire che dura, quanto basta, quasi una giornata intera. Apple Watch si “spegne” automaticamente, passa in stand by, con lo schermo oscurato, non appena le attività cessano. E si “risveglia” quando il polso viene girato, tramite un sensore di movimento, sia quando si compie un gesto volontario – per esempio, per guardare l’ora – sia quando semplicemente si fa un qualsiasi movimento con il braccio.

Comincio a fare le prime interazioni con il mio Apple Watch, con il touch (toccando il piccolo schermo dell’orologio), con i pulsanti fisici (un piccolo tasto laterale per accedere velocemente ai contatti e soprattutto una rotella che consente di zoomare e di fare lo scrolling), infine con i comandi vocali e con l’assistente Siri. Scarico le prime App, in particolare per le mappe, per il monitoraggio delle attività fisiche, per il training e la musica.

Inizio a personalizzare l’interfaccia orologio e decido che aspetto dargli. Adesso, dopo circa 6 mesi, posso dire con estrema tranquillità, che l’interfaccia con Topolino che balla è la preferita di mia figlia, Nina. La vera utilizzatrice dell’Apple Watch. Ma questa è un’altra storia.

L’Apple Watch è un device assolutamente personale. Divertente, allegro, leggero ed elegante: con il passare del tempo inizia a piacermi. Non è immediatamente visibile agli altri. Finché non vibra, non squilla. Ovunque. In ufficio. Nell’aula di formazione. A casa. A tavola. Anche in doccia.

Funziona proprio cosi. Appena il mio smartphone riceve una telefonata, la riceve anche il mio Apple Watch, e le cose immediatamente cambiano, o possono cambiare. Perché capisci che hai una scelta da fare: cercare il cellulare, ovunque esso sia nel raggio di pochi metri, in tasca, sul tavolo, nella stanza accanto, oppure, avendo l’Apple Watch al polso, guardare o rispondere usandolo. Le prime volte ci si sente un po’ imbarazzati a parlare/interagire con un orologio, soprattutto in pubblico. Vi ricordate Supercar con il KITT Watch? Ecco la sensazione è proprio quella. Con il tempo, però, si impara. Non è semplice per un immigrato digitale come me, che aspira alla saggezza digitale. L’Apple Watch, in questo senso, ti aiuta. Si fonde con l’esistente senza alcun impatto, a differenza dello smartphone, che è comunque presente, visibile, a suo modo “ingombrante”.

E per me, soprattutto nel ruolo di formatore, molto spesso in aula, la comodità è vera. Un districarsi continuo tra clienti, colleghi, amici, familiari. Tanti pensieri. Molte telefonate. Numerosi messaggi. WhatsApp. Infinite mail. Soprattutto durante le aule di formazione, per non disturbare, lascio sempre la suoneria muta, perdo molte chiamate perché non ho il telefono davanti a me. Con il mio Apple Watch questo non accade: vedo chi chiama, posso decidere di guardare il telefono, ma se ho urgenza di rispondere e parlare lo posso fare semplicemente poggiando un dito sull’orologio. E funziona.

Potrei mettere un freno a tutto questo, per semplificarmi la vita, ma per adesso ho scelto di esercitarmi e di sperimentare la saggezza digitale, anche se ancora non sono pronto del tutto: mi resta tuttora difficile parlare/rispondere, dettando a voce la risposta all’assistente vocale. Del resto l’Apple Watch non funziona da solo, se non come orologio. Viene definito il “compagno dell’iPhone”. Quindi, per adesso, lo vedo come un gadget di lusso, un personal trainer per allenarmi alla saggezza digitale, sicuramente non un device “necessario”. Ma apre un mondo di possibilità che è tutto da scoprire. Fino a quando non compreremo i Google Glass. Vero Marco? 😉


Giuliano Caggiano

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